La festa

La rivincita delle Bonacatu 

A Bonarcado il raduno delle donne che portano il nome della Vergine 

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Inviata

Bonarcado. Bonacatu, Bonacata, Bonuccia, Bona e (per i meno fedeli alla tradizione) Bonny: per una volta non erano loro quelle in minoranza. Ieri sul sagrato della basilica che domina il paese del Montiferru, bastava chiedere di “Bonacatu” per vedere decine di sguardi appuntarsi all’unisono nella stessa direzione. Sono arrivate da tutta l’Isola a Bonarcado per il raduno organizzato dalla Pro Loco in occasione della festa della Vergine. “Il mio nome è Bonacatu”: questo il tema della giornata che le ha riunite per rinnovare la devozione alla Madonna e condividere gioie e dolori di un nome raro che si è rivelato non sempre facile da portare.

Orgoglio e imbarazzi

«Una cosa tragica, ecco cosa è stato questo nome», esordisce così la prima delle Bonacatu giunte alla reunion . Maria Bonacata Murru, 63 anni di Zerfaliu, deve il suo nome alla sorella del padre, morta bambina. «È un nome impegnativo e al momento delle presentazioni mi ha sempre messo in imbarazzo, ancora oggi. Tutti poi mi chiamano Bona, ma anche in questo caso presentarsi come “Bona” non è facile. Quindi qualche volta ho preferito tacere il mio nome». Andò così anche quando, ancora 14enne, conobbe il futuro marito, Alberto Atzori, per amore del quale si è trasferita a Simaxis, paese dove vive un’altra Bonacata. Si tratta di Bonacata Sanna, 57 anni: «Mia madre era di Bonarcado e mi hanno chiamato così perché nel giorno di Nostra Signora di Bonacatu mio fratello, nato disabile, ha cominciato a camminare». A spiegare l’origine di tutte le Bonacatu è stato il geneaologista Raffaele Cau durante il convegno che è seguito alla messa celebrata da monsignor Emanuele Lecca: «È un nome bello anche per il suo valore storico e religioso», ha detto il sacerdote dal pulpito. «Oggi in Sardegna vivono circa 150-200 donne che portano questo nome, la maggior parte perché nate nei giorni della festa dedicata alla Vergine di Bonacatu – spiega Cau – , altre per la devozione particolare delle famiglie o, come a Mamoiada, per un unicum dovuto a una seneghese, considerata la ragazza più bella del paese, che si era sposata a metà del secolo scorso con un barbaricino e che ha introdotto questo nome nell’onomastica locale». E da Mamoiada arriva, giovanissima e orgogliosa, Bonacata Gregu, nipote della prima Bonacatu della Barbagia: «È un nome bellissimo che porto con gioia». La madre Francesca Cadinu rivendica: «Con tutti questi nomi stranieri è importante custodire storia e tradizione, l’ho scelto per lei. Senza paura».

Sono ormai quasi le 17,30 e una dopo l’altra le Bonacatu della Sardegna si fanno largo sotto le bandierine bianche e blu per raggiungere il santuario dove le attendono la presidente della Pro Loco, Maria Luigia Fara, e la segretaria, Clementina Sanna. «L’idea ci è venuta insieme – racconta Fara –: Clementina ha pensato al tema della festa “Il mio nome è Bonacatu” e io ho aggiunto “Un nome, una storia”». Poco più in là Clementina appunta una spilla sul petto delle sue invitate speciali: «Siamo felicissime di questa iniziativa che ci ha permesso di raccogliere le storie di queste donne». Tra gli aneddoti delle più anziane (c’è attesa per un’87enne di Siapiccia) il fatto che per il codice fiscale, fino a qualche tempo fa, Bonacatu risultava “nome maschile” e pare che qualcuna – ma di questo non c’è certezza – abbia persino ricevuto la cartolina per fare il militare. Continuando con gli arrivi: da Milis c’è Bonacattu (con due t) Mereu, badante 50enne: «Questo nome è stato traumatico, ma col tempo, visto che lo decise mio padre che ho perso a due anni e mezzo, l’ho accettato». Bonacata Zedda invece è di San Vero Milis e vive a Riola: «Era il nome di mia nonna, ma nessuno mi chiama così: sono per tutti Bona».

In famiglia

Gioca in casa Bonacatu Beatrice Mereu, impiegata 36enne: «I miei colleghi fuori dall’Isola trovano il mio nome esotico», sorride. Di Bonarcado anche Bonacatu Murru, 47 anni, e la tredicenne Azzurra Bonacatu Orrù, mamma e figlia: «Ho voluto che la mia primogenita portasse questo nome. A me lo hanno imposto perché prima del parto stavo per morire e la Madonna mi ha salvato, a lei l’ho dato per tenere viva la nostra storia».

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