La ricchezza complessiva delle famiglie italiane è diminuita, in termini reali, di circa il 2% rispetto al 2012. L’aumento nominale è del 20,6%, poco nel confronto con il 45,1% della Francia ed il 108,2% della Germania che sono più lontane, poco anche nel confronto con il 66,2% della media dell'area euro.
Lo studio
L'analisi della Fondazione Fiba di First Cisl, su dati della Bce, evidenzia anche quanto siano «sempre più ampie» le diseguaglianze del nostro Paese, e quanto «tramonta anche il mito degli italiani come popolo di risparmiatori: il tasso di risparmio lordo è più basso della media dell'area euro e nettamente inferiore rispetto alle principali economie continentali».
Per la First Cisl - avverte il segretario generale Riccardo Colombani - «servono politiche innovative per coniugare l'aumento della competitività del Paese con la crescita significativa della ricchezza delle famiglie, ponendo al centro il cruciale obiettivo della riduzione delle diseguaglianze», con misure come quelle sulla «partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori alla gestione delle imprese, da attuare nelle forme previste dalla legge d'iniziativa popolare della Cisl, e con investimenti ingenti per vincere la sfida delle molteplici e contestuali trasformazioni in atto; ed è centrale il ruolo del risparmio, che va canalizzato verso l'economia reale».
I dati
La ricchezza netta dell'insieme delle famiglie italiane è pari, nel giugno 2025, a 10.991,5 miliardi di euro, il 16,6% di quella dell'area euro in discesa dal 22,9% del 2012. Per famiglia, a fine 2012 (circa 375,6 mila euro) era più alta di quella delle famiglie francesi e di quelle tedesche (325,1 e 228,5 mila euro) mentre a metà 2025 risulta inferiore (438,7 mila euro contro 442,2mila dei francesi e 461,6mila dei tedeschi).
In Italia il 50% della popolazione possiede appena il 7,4% della ricchezza, il 60% si ferma al 12%, mentre il 10% più ricco controlla il 59,9% e addirittura il 5% più ricco detiene oltre il 49,4% della ricchezza totale. Quanto al risparmio, a giugno del 2025 il dato italiano (12,3%) è nettamente al di sotto sia di quello medio dell'area euro (15,4%) che di Germania (19,2%) e Francia (18,7%).
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