I sovra canoni incassati per le concessioni nella spiaggia erano stati dichiarati illegittimi dal Tribunale amministrativo regionale già da oltre dieci anni, ma la Regione non aveva restituito i soldi ad uno dei più grandi stabilimenti balneari della città. Ora, con una sentenza della sezione civile della Corte d’appello di Cagliari, l’Ente dovrà restituire al D’Aquila oltre mezzo milione di euro: per la precisione 472.998, più interessi legali a partire dal 2014. Al termine di una causa durata anni i giudici hanno accolto le richieste del legale rappresentante della società, Giampaolo D’Aquila, assistito dall’avvocato Silvio Pinna.
La causa sui canoni
A seguito del trasferimento delle funzioni amministrative sulle aree demaniali marittime che hanno finalità turistico-ricreative dallo Stato alla Regione, con una serie di determine del 2001 e del 2003, era stato imposto ai titolari delle attività che occupano tratti di spiaggia il pagamento di un sovra canone regionale, al fine di far fronte agli oneri derivanti dalla gestione del demanio marittimo. Un obbligo confermato anche dall’Assessorato regionale agli Enti Locali, Finanze e Urbanistica nel 2004, che poi era stato dichiarato illegittimo a seguito di un ricorso presentato dalla Cooperativa Golfo degli Angeli al Tar Sardegna che si era pronunciato nel dicembre 2012, rilevando l’assenza di norme adeguate a supporto della richiesta di un canone aggiuntivo e constatando anche la violazione dell’articolo 23 della Costituzione («Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge»). Cassato il sovra canone, però, la Regione non ha restituito i 472mila euro versati dallo stabilimento D’Aquila dal 2004 al 2012. Per gli uffici regionali, che si sono costituiti in giudizio con gli avvocati Andrea Secchi e Mattia Pani, la sentenza del Tar non avrebbe avuto valore per tutti gli operatori (la cosiddetta efficacia erga omnes ), ma solo per chi aveva vinto il ricorso. Non solo. La mancata impugnazione da parte del D’Aquila del sovra canone – era la tesi della Regione – avrebbe comportato il consolidamento dell’atto, quasi si fosse venuto a creare un nuovo rapporto contrattuale tra le due parti.
La sentenza
Per la Corte d’appello presieduta dalla giudice Maria Teresa Spanu (a latere Donatella Aru e Emanuela Cugusi, che ha scritto la sentenza), il «pagamento delle somme a titolo di sovra canone può considerarsi oggettivamente indebito». Corretta dunque la richiesta di restituzione delle somme comprensive di interessi visto che sono state richieste nei termini della prescrizione. La Regione dovrà pagare oltre mezzo milione, visto l’ammontare degli interessi.
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