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«La Rai non punisca la vittima» 

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Roma. Se la Rai prendesse in questa fase una decisoine sul futuro di Sigfrido Ranucci e di Report, «sarebbe inevitabilmente inquinata dalle falsità» e «ogni altra giustificazione» sconterebbe «le già manifestate indicazioni condizionanti di esponenti di vertice governativo e istituzionale». Il conduttore della trasmissione di Rai Tre, tramite il proprio legale Roberto De Vita, interviene sulle insistenti indiscrezioni su una sua sospensione. Ma la Rai al momento, tace. La relazione del Comitato Etico è stata consegnata all’ad Giampaolo Rossi il 13 agosto e sarebbero in corso ulteriori approfondimenti, prima della decisione finale che dovrebbe arrivare al massimo tra qualche giorno. Più che una sospensione pare probabile che al conduttore di Report, anche vicedirettore, venga indicato un incarico alternativo. Ma il suo legale intanto ribadisce che, «nonostante la posizione netta e chiara» degli inquirenti sul ruolo di «vittima e inconsapevolezza» del giornalista, «sono state alimentate incessantemente da polemiche pretestuose anche all’interno dell’Azienda». Mentre «motivazioni laterali alla vicenda quali frequentazioni, fonti e inchieste controverse» sarebbero «espedienti e artifici formali e sostanziali». E ancora: legare la possibile sospensione a «motivazioni di incompatibilità ambientale» rappresenterebbe una «punizione della vittima» che troverebbe poco spazio «nel nostro ordinamento». De Vita perciò invita l’Azienda «a saggezza ed equilibrio» e ad attendere che «la conclusione delle indagini consenta di solidarizzare senza esitazione con la vittima di un grave attentato e anche per questo di confermarla alla guida» della trasmissione. Intanto sul fronte politico il leader del M5S, Giuseppe Conte, invita a «tenere alta la guardia su Report: le sue inchieste non sono un problema per gli italiani ma solo per i politici che non tollerano il giornalismo d’inchiesta. Il problema degli italiani è un governo che dopo quattro anni è rimasto immobile senza offrire soluzioni».

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