Il caso

La Rai cerca posto a Ranucci, ipotesi Tg3 

Dirigenti riuniti con l’ad Rossi. Il legale del giornalista: «Persecuzione» 

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Un’exit strategy per il caso Ranucci: è l’obiettivo della riunione di ieri pomeriggio tra l’ad Rai Giampaolo Rossi, il direttore degli Affari legali Francesco Spadafora e il direttore delle Risorse umane Felice Ventura. L’orientamento resta il cambio di conduzione a Report, dopo le tensioni legate all’affaire Lavitola e la relazione del Comitato Etico, e la ricollocazione del giornalista con una proposta congrua, al riparo da una causa per demansionamento. L’ipotesi principe resterebbe la riassegnazione a una testata giornalistica, ma il confronto proseguirà nei prossimi giorni.

240 cause

Intanto Ranucci rilancia sui social: «In queste ore e in questi giorni i vertici Rai sono al lavoro per il mio allontanamento da Report». Poi, poco prima di salire sul palco a Cerveteri: «Ho la coscienza a posto e rifarei tutto quello che ho fatto. Nella mia carriera sono stato inviato, caporedattore, sono stato in zone di guerra e ho messo a repentaglio la mia vita, realizzando scoop internazionali. E ho condotto un programma che è il fiore all’occhiello della tv pubblica. Io ho fatto tutto quello che dovevo, onorando la Rai con la fedina penale pulita. Ho attraversato 240 tra cause e altre citazioni. Io ho la coscienza a posto. Gli altri invece?». Infine, sulla possibilità di nuovi incarichi: «Ma meglio di Report cosa c’è? Sanremo?».

«La tv lo tuteli»

Capo autore di Report e vicedirettore ad personam, il giornalista potrebbe occupare una posizione apicale nella testata all news o al Tg3. Già svanita la guida della Scuola di giornalismo Rai di Perugia. Netto il suo legale, Roberto De Vita: «Quando il colpevole prescinde dalla colpa, la verità ha già ceduto il posto alla persecuzione. Dovrebbe inquietare l’intensità, la mole, la persistenza, dell’accanimento nei confronti di Sigfrido Ranucci che non arretra nemmeno di fronte alle valutazioni dei magistrati. Una damnatio in vita che si nutre di falsità e di male coscienze, e di novelli inquisitori che quotidianamente per un istante di visibilità amplificano e aggiungono a furor di penna o di racconto un atto inedito e persino mendace al teatro dell’assurdo. La Rai dovrebbe tutelare Ranucci per proteggere sé stessa e la missione democratica di cui ogni giornalista è espressione».

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