Nord Sardegna.

«La presidente non ci incontra» 

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«Siamo costretti a rispondere». Cgil-Cisl-Uil Funzione pubblica reagiscono alle dichiarazioni di Alessandra Todde, presidente della Regione che, la scorsa settimana, ha criticato le ragioni dello sciopero di dirigenza medica e comparto sanitario della Aou, indetto dalla triplice per il prossimo 29 maggio. Nell’occasione la governatrice, e assessora a interim della Sanità, aveva affermato: «Bisogna smetterla di agitare lo spettro del taglio dei posti letto per acuti». Guadagnandosi la stoccata, giunta ieri, di Paolo Dettori, segretario generale Cgil Fp del Nord Sardegna: «Non agitiamo spettri, rischiamo che gli spettri diventino gli ospedali». «La post-acuzie - precisa Antonio Monni, segretario generale Cisl Fp Sassari - è un aspetto marginale della protesta. La mobilitazione ha ben altre ragioni».

Nello specifico si parla di mancata certificazione dei fondi e degli accordi contrattuali, fermi al palo da un anno e mezzo, per la dirigenza medica e il comparto dell’Azienda ospedaliero-universitaria, oltre al nulla di fatto su stabilizzazioni e nuove assunzioni. «A questo va aggiunto il sovraffollamento dei reparti - rimarca Dettori insieme ad Augusto Ogana, segretario territoriale della Uil Fpl – dove ogni giorno i lavoratori devono gestire, a organico invariato, 12 barelle con picchi di 18». Nel recente intervento il focus di Todde è stato però sull’altro tema, aumentando così i mal di pancia dei sindacati nella recente tappa sassarese della presidente per esporre il Piano regionale dei servizi alla persona 2026-2028. «Non ci concede incontri da oltre un anno sulle scelte di politica sanitaria», è la sintesi della triade.

E proprio sulla post-acuzie, una volta tirata in ballo, Cgil e Uil attaccano la leader del Campo Largo. «Qualcuno in assessorato - riferiscono - spieghi a Todde che cosa è un posto letto per post-acuti, un contesto che riguarda la riabilitazione e la lungo-degenza e appartiene alla rete ospedaliera». Niente a che vedere, secondo le organizzazioni di categoria, con gli ospedali di comunità, evocati per spostare il peso delle cure dagli ospedali al territorio. «Quelli di comunità - sottolineano i sindacati - sono gestiti da infermieri e per quattro ore da medici di famiglia e, se ci sono, da specialisti che fanno consulenza ambulatoriale». Poi la chiosa finale: «Lo diciamo alla presidente Todde, altrimenti il rischio è di giocare con le parole».

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