Il caso.

La pattumiera Badu ’e Carros 

Cumuli di rifiuti sono comparsi davanti al carcere di massima sicurezza 

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Mentre a Nuoro infuria la polemica sull’ipotesi di trasformare il carcere di Badu ’e Carros in un istituto destinato in via esclusiva ai detenuti al regime del 41 bis, c’è un’immagine che racconta più di molte dichiarazioni lo stato delle cose: quella del piazzale antistante l’ingresso del carcere, oggi ridotto a una vera e propria discarica a cielo aperto. Temporanea? Forse, ma pur sempre una discarica certamente non autorizzata visto che all’ingresso non c’è alcun cartello.

Cumuli di spazzatura
Basta percorrere il rettilineo che conduce al primo checkpoint dell’istituto penitenziario. Davanti alle sbarre abbassate e lo stop alle auto non autorizzate, lo sguardo si divide in due scenari opposti. Davanti il carcere, ormai vuoto. Sulla sinistra, il campo in erba sintetica: un’eccellenza, frutto di una convenzione tra ministero della Giustizia e Comune, simbolo di una funzione rieducativa che potrebbe venire meno con l’arrivo dei grandi boss sottoposti al carcere duro.

Sulla destra, invece, l’impatto è preoccupante. Un cumulo di rifiuti di ogni genere, abbandonati senza protezione: vecchi frigoriferi, materassi, sedie in plastica, bustoni colmi di immondizia, pezzi di carta, cassette, legno, ferro, pentole, stufette, elettrodomestici. Nel piazzale in terra battuta, la discarica ha un fronte di circa cinquanta metri. Tutto ciò che è stato tolto per svuotare le celle, preparare la struttura e fare spazio - ormai imminente - ai detenuti appartenenti a ’ndrangheta, camorra, mafia e sacra corona unita, è stato buttato lì. Quell’ammasso non pare un’area temporaneamente organizzata per lo smaltimento, ma un accumulo disordinato che dà l’idea di un cantiere gestito senza grande attenzione all’ambiente, al decoro e alla sicurezza. Una fotografia che stride con l’alta sicurezza evocata dal regime del 41 bis e con le rassicurazioni istituzionali sulla trasformazione del carcere. Chissà se quell’enorme discarica rimarrà fino a quando arriverà a Nuoro, tra fine gennaio e febbraio, il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro.

Nuova polemica
È anche da qui che passa la polemica: non solo dal destino dell’istituto e dalle ricadute sul territorio, ma dal modo in cui si opera concretamente. Perché mentre si discute di strategie nazionali, concentrazioni di detenuti e sicurezza dello Stato, senza nessun tipo di dialogo con le comunità e le istituzioni locali, con una decisione che pare già presa e calata dall’alto, davanti a Badu ’e Carros prende forma un’immagine di incuria e improvvisazione che solleva interrogativi legittimi. Se questo è il biglietto da visita del nuovo corso del carcere di Nuoro, la domanda è inevitabile: è davvero così che si prepara un istituto destinato a diventare uno dei simboli del carcere duro in Italia? O questa discarica a cielo aperto è l’ennesimo segnale di una gestione che scarica sul territorio costi, disordine e mancanza di rispetto? La questione aperta sul trasferimento di detenuti in regime di 41 bis riguarda anche quel piazzale che oggi racconta più di mille comunicati su cosa accade a Badu ’e Carros.

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