Zone di accelerazione.

«La partecipazione è una presa in giro» 

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“Surra”, il gruppo spontaneo sorto qualche mese fa, attacca sulle “Zone di Accelerazione”. E per far capire il perché, si è affidato ai social, e alla partecipazione agli incontri organizzati dalla Regione: «Si tratta di una semplificazione per concentrare fotovoltaico e sistemi di accumulo in aree già compromesse o industriali», dice una dei portavoce, Elena Pinna. «Meno passaggi e una pianificazione che si gioca progetto per progetto invece che su una visione d’insieme del territorio».

Il piano nasce da mappature tecniche e rientra nel quadro delle direttive europee sulla transizione energetica e sul raggiungimento degli obiettivi 2030. «Formalmente è tutto regolare. Politicamente, però, quanto è reale il coinvolgimento dei territori? In Sardegna il punto critico non è solo “energia verde sì o no”, ma dove, come e con quali conseguenze cumulative. È lì che si gioca tutto: paesaggio, suolo, infrastrutture, fragilità idrogeologica, uso agricolo e identità dei luoghi. Diciamolo chiaro: di verde non c’è proprio nulla», prosegue Pinna. «Il rischio vero, poi, non è un singolo impianto, ma l’effetto somma: la trasformazione progressiva di vaste aree in superfici energetiche continue, senza una regia territoriale condivisa. Dentro questo quadro si apre anche il tema della partecipazione, che arriva spesso quando l’impianto generale è già impostato. Una vera presa in giro».

Quindi la domanda centrale: «Perché la Sardegna deve essere costretta a produrre energia che verrà esportata altrove?», conclude Pinna. «Per questo saremo presenti agli incontri organizzati dalla Regione domani, dalle 11 alle 13, all’Ersu di Sassari, e giovedì 23 dalle 10 alle 12 al Nuraghe Losa di Abbasanta». (lo. pi.)

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