Selargius-Monserrato.

La “paradura” delle api dopo il rogo 

Donati 400mila esemplari agli allevatori che avevano perso i loro sciami 

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Il fumo nero che l’8 luglio ha oscurato il cielo tra Monserrato e Selargius non ha solo divorato cento ettari di campagna, riducendo in cenere campi e colline. Ha anche compiuto una strage silenziosa ma straziante per chi la terra la vive: ha spento il battito d’ali di più di 750mila api. Un intero ecosistema cancellato in pochi minuti dalle fiamme che hanno trovato nelle arnie di legno e nella cera l’esca per inghiottire quella culla di biodiversità.

Sa paradura

Ora però il ronzio nelle campagne di Selargius è tornato. E lo ha fatto grazie a un miracolo di solidarietà che affonda le radici nel cuore antico della Sardegna. Si chiama “sa paradura”, la millenaria usanza con cui, se il pastore perde il suo gregge, gli altri riparano il danno regalando delle pecore al collega sfortunato. Stavolta la paradura è diventata “alata”, ideata da Giulia Bergamini, apicoltrice di Monserrato. «Tutto è nato da un video sui social», racconta. «Ho visto quelle casette carbonizzate e ho cercato di capire di chi fossero. In un gruppo WhatsApp che unisce 160 apicoltori siamo risaliti a loro. Ho deciso di donare la mia prima arnia e subito si è scatenata una gara di generosità». Ieri mattina sono state consegnate le prime cinque famiglie, circa 400mila esemplari, e molte altre ne arriveranno da altri colleghi.

L’emozione

Ad accogliere il dono inaspettato, emozionati sino alla commozione, i tre apicoltori danneggiati, Monica Salaris, custode di 9 delle 11 arnie devastate dal fuoco, e Nicola Scalas e Floriana Cubeddu che avevano in cura da un anno le altre due. «Le api non scappano davanti al fuoco», spiega Monica. «In caso di pericolo non pensano a salvarsi: si stringono intorno alla regina per proteggerla fino all’ultimo istante». «Stavamo creando qualcosa di meraviglioso», aggiungono Nicola e Floriana. «Fortunatamente la casa e gli altri animali da cortile si sono salvati, ma il fuoco ha ucciso tutti i nostri sciami». L’immagine più dolorosa si è consumata a rogo spento. «Il momento peggiore», ricorda Floriana, «è stato quando sono tornate le api bottinatrici. Tornavano cariche dal volo quotidiano, ma non hanno più trovato la loro casa e si sono lasciate morire. Oggi, risentire finalmente il ronzio ci rende felici».

Lezione straordinaria

Le api non sono solo miele ma sono le custodi della biodiversità. Grazie all’impollinazione garantiscono la riproduzione di piante selvatiche e di un terzo del cibo che mangiamo: senza questo invisibile motore della natura, l’intera catena della vita sulla Terra si spegnerebbe.E la lezione più grande arriva proprio dalla loro natura, come spiega Giulia: «L’alveare va concepito come un solo animale. Un’ape da sola si lascerebbe morire in meno di 24 ore perché non ha uno scopo, non ha una famiglia. Oggi noi siamo stati come loro: una comunità in cui nessuno è solo».

Tra Monserrato e Selargius la natura riparte così: sulle ali dell’altruismo, della speranza e di una solidarietà che non si arrende al fuoco.

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