La storia.

La nonnina della città spegne 106 candeline: «Basta con le guerre» 

L’appello di Giovanna Bellisai che ha vissuto bombe e miseria 

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L’anno scorso, in occasione della festa per i suoi 105 anni, lo aveva detto convinta: «Voglio vivere ancora perché devo conoscere un altro pronipote che sta per nascere». Il tempo è passato, il nuovo pronipote è arrivato e Giovanna Bellisai, la nonnina della città, la più anziana di tutti i 69 mila abitanti, è ancora una volta davanti a una grande torta a spegnere stavolta 106 candeline, circondata dall’affetto di tutto uno stuolo di parenti.

E i programmi adesso sono cambiati: «Il pronipote l’ho conosciuto ma adesso devo vederlo crescere e poi devo vedere crescere anche miei nipoti, quindi, se Dio vuole, ho tutta l’intenzione di vivere ancora». Anche perché ha un cruccio, «voglio vedere sistemata una delle mie figlie. Sarebbe bello che si sposasse, sarei molto contenta».

Il ricordo della guerra

Nel salotto della sua casa in via Marconi, dove vive circondata dall’affetto dei suoi figli, la nonnina è vispa e arzilla, sana e felice, con i normali acciacchi della sua età. A preoccuparla sono le notizie che arrivano ogni giorno dalla tv. «Tutte queste guerre mi fanno paura e sono terribili» dice, «perché “boccinti unu muntoni e genti”, tanti giovani che non potranno avere un futuro e che avrebbero diritto di avere un’altra vita». I tempi cambiano ma i problemi sembrano essere gli stessi, come sa bene Bellisai che la guerra l’ha vissuta. «Mi ricordo che mamma faceva il pane in casa, avevamo il forno, e che lo dava poi a un marinaio che passava da noi. C’era tanta povertà, la guerra porta fame e povertà e mio babbo andava in giro con un cesto in testa a vendere la carne».

Per questo Giovanna fin da bambina si era dovuta rimboccare le maniche: la mamma doveva andare ad aiutare il papà in macelleria e così in casa a badare a fratelli c’era lei, la più grande, che aveva dovuto anche lasciare la scuola perché non c’era tempo per quello. La società di oggi le piace poco: «Troppe tasse e troppa delinquenza». Sembrano lontanissimi i tempi, ricorda, «quando da giovani ci sedevamo fuori dal portone di casa con su scannixeddu, nelle sere d’estate a prendere il fresco, lasciando le porte aperte perché tutto era tranquillo. Adesso invece se lasci le porte aperte ti rubano tutto».

La città cambiata

Per questo, anche Quartu cresciuta così in fretta non le piace più: «C’è troppo traffico, troppo rumore e questi delinquenti fanno quello che vogliono. Sono tempi troppo brutti». A questo si aggiunge il caldo insopportabile di un’estate che non finisce mai che però la nonnina sembra sopportare senza grossi contraccolpi. «Per fortuna non sono malata» dice contenta, «però sono vecchia. Ma se non fossi invecchiata sarei morta perciò meglio così».

Matriarca

Vedova da oltre vent’anni Giovanna Bellisai ha sempre fatto la casalinga: ha cresciuto i suoi sei figli e adesso a questi si sono aggiunti 9 nipoti e otto pronipoti. Ribadisce che «non so come ho fatto ad arrivare alla mia età. Io mangio di tutto, mi piace la pastasciutta e bevo sempre un bicchiere di vino». In questo periodo la sua passione, «è la pesca con il vino. La metto nel bicchiere e poi ci metto tutto il vino ed è buonissima». In tv i suoi programmi preferiti, sono quelli politici, mentre dello sport non gliene importa niente. Niente calcio, «non mi piace» e nemmeno la formula uno, «corrono troppo e mi fanno paura». Ieri a casa ha festeggiato con i parenti e dato l’appuntamento all’anno prossimo quando le candeline saranno 107.

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