Porto Canale.

La nave fantasma e mezzo milione di debiti 

Carica di ceneri di cemento, è ormeggiata da 5 anni per una falla nella stiva 

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Al Porto Canale c’è una “carretta del mare” che rischia di affondare e che deve all’Autorità Portuale oltre mezzo milioni di euro per “sosta inoperosa”. La C3 Rubicon, senza equipaggio e con i motori in disarmo, è ormeggiata da anni in una banchina dello scalo commerciale, carica di ceneri di cemento da utilizzare negli altiforni, occupando spazi molto preziosi che, oltretutto, non paga. L’armatore si è volatilizzato e nessuno, nonostante promesse e interessamenti, sembra volersi accollare quell’ammasso di ferro che non è sufficiente per pagare le spese. Costi che lievitano al ritmo di 300 euro al giorno.

Il relitto

La storia della C3 Rubicon – una “cementiera” lunga 122 metri e larga 19, che può trasportare 8.725 tonnellate di materiale – inizia l’8 gennaio 2021 quando era in navigazione nel Mar Mediterraneo diretta verso la Francia. Nelle vicinanze delle coste della Sardegna, un marinaio segnala una pericolosa falla che ne compromette la navigazione. Il comandante, dopo aver consultato l’armatore, decide di fare rotta verso Cagliari per la riparazione del guasto. Doveva essere uno scalo tecnico, una sosta di qualche giorno al Molo Sabaudo (tra yacht e barche di lusso), giusto il tempo di individuare e riparare la rottura. Nonostante l’impegno, gli specialisti, però, non sono riusciti a individuare il punto esatto dal quale l’acqua raggiungeva le stive. La nave non poteva ripartire, così, dopo alcuni mesi, gli undici marinai imbarcati (3 della Georgia, 5 della Croazia e 3 del Montenegro) senza cibo e soldi abbandonano la Rubicon. Il 13 ottobre 2023, quel relitto, dal porto di via Roma viene trainato al Porto Canale. Con un conto salato da saldare: oltre 500.000 euro. Soldi che l’Autorità portuale, in una nota inviata a Makar Navis (armatore), Plaisant Shipping (agenzia Marittima) e Capitaneria di porto vuole incassare. Non sarà semplice

L’ultima spiaggia

Domenico Bagalà, presidente dell’AdSP del Mare di Sardegna, non ha perso le speranze. «Siamo vicini alla soluzione della vicenda. A fine marzo, abbiamo approvato la transazione con il fallimento dell’armatore della nave che dovrà essere ratificata, nelle prossime settimane, dagli organismi fallimentari croati». In questo caso, a fronte della vendita della Rubicon, all’Autorità Portuale spetterà una cifra che compenserà parte degli interventi di messa in sicurezza della stessa. «Importo - aggiunge Bagalà – che potrebbe aumentare nel caso di offerte migliorative sul prezzo attualmente offerto. Una volta approvata, la transazione prevede che l’acquirente dovrà rimuovere l'unità dal porto di Cagliari entro 30 giorni dall’acquisto, versando, a garanzia dell’impegno, una cauzione in favore dell'AdSP». C’è poi il rischio che la nave affondi. «Al di là della parte meramente economica – conclude Bagalà - c’è l’aspetto relativo all’interesse pubblico prevalente, che è quello di assicurare, nel breve periodo, l’operatività e la sicurezza dello scalo evitando danni all’utenza portuale e all’ambiente».

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