Cuneo.

La moglie di Roggero riapre la gioielleria: «Siamo in prima linea»  

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Cuneo. Silenzio, il lento via vai in strada di una mattina qualsiasi, nessun curioso né sostenitori. Ha riaperto ieri mattina la gioielleria Roggero a Grinzane Cavour. Solo un drappello di giornalisti ha aspettato Mariangela Sandrone, la moglie del gioielliere in carcere per l’omicidio di due rapinatori. Insieme alla figlia, la titolare del negozio ieri è uscita dalla porta sul parcheggio da cui cinque anni fa Roggero sbucò pistola in pugno: «Ieri ho visto mio marito - dice - siamo riusciti a stare insieme tre ore. Compatibilmente col carcere sta bene. Tornerò appena posso. Dico solo che è assurdo che una persona di 72 anni, che ha sempre lavorato, debba subire una cosa del genere. Mi sembra di vivere in un bruttissimo sogno». Poi: «Per noi inizia una nuova pagina della nostra vita, molto triste e dolorosa. Si parla tanto di Far West ma il Far West è adesso, fuori. Non è assolutamente quello che è successo qui». C’è la paura di altre rapine: «Tutto ciò che prima faceva anche mio marito ce lo siamo caricato sulle spalle io e mia figlia. Oltretutto siamo anche a rischio: siamo in prima linea». Intanto la proposta della Lega di superare il principio di proporzionalità, per cui «qualsiasi reazione» di chi subisce un'aggressione a mano armata non sarebbe più punibile, non convince gli alleati. E se per Forza Italia il disegno di legge Borghi «sconvolge i cardini del diritto penale», il capogruppo FdI Galeazzo Bignami fa notare che «i presidi previsti dalla nostra Costituzione impedirebbero alla legge di essere promulgata». Ma anche nel Carroccio crescono i dubbi. Il primo indizio è il silenzio dei leghisti nelle ultime 48 ore, da quando la proposta è stata depositata al Senato. Qualche voce però trapela. «Su questa proposta non esprimo alcun giudizio – dice la deputata Simonetta Matone, ex magistrata – l’unica cosa che posso dire è che non è una mia proposta». Ma a difendere la novità «con orgoglio» resta Matteo Salvini.

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