Intervista

«La mia Università deve essere accogliente» 

Piergiorgio Calò, in corsa per la carica di rettore a Cagliari: «Pronto alla sfida» 

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Piergiorgio Calò, direttore della struttura complessa di Chirurgia generale al Policlinico di Monserrato (Aou), docente nella facoltà di Medicina e prorettore delegato per le attività sanitarie, si prepara ai giorni caldi della sfida per poter varcare da vincitore la soglia di Palazzo Belgrano. Studia i documenti, valuta le criticità e le possibili soluzioni ai problemi che non mancano nell’ampio e complesso quadro dell’Università di Cagliari.

Come immagina l’Università del futuro?
« Come un centro vivo di formazione e di ricerca, ma anche come la casa degli studenti. Dobbiamo renderla il più possibile accogliente e proseguire il percorso di crescita avviato negli ultimi anni ».

Tra i problemi più sentiti c’è la carenza di alloggi. Quali sono le sue proposte?
« Le residenze dipendono anche dall’Ersu, con cui occorre continuare a lavorare. La mia idea è di creare nuovi posti letto a Monserrato e aumentarli anche in città. Le due cose devono andare di pari passo. Oggi i posti sono insufficienti e gli affitti a Cagliari superano le possibilità di molte famiglie. Se vogliamo essere attrattivi, dobbiamo affrontare questo problema: altrimenti rischiamo di perdere studenti ».

Come intende affrontare il problema delle infrastrutture?
« Le condizioni degli edifici incidono sulla sicurezza e sull’accoglienza degli studenti, dei docenti e del personale. Ci sono progetti da portare avanti nei diversi poli di Cagliari e a Monserrato. Alcuni hanno subito rallentamenti. È uno dei temi che mi preoccupa di più. Vorrei rafforzare il gruppo che se ne occupa, individuare le priorità e lavorare subito per accelerare gli interventi ».

Il calo demografico mette a rischio le immatricolazioni.
« Dobbiamo anzitutto offrire ai giovani sardi motivi per studiare qui, migliorando la qualità dell’offerta formativa. Dobbiamo anche raccontare meglio ciò che l’università già offre: a volte gli studenti cercano altrove opportunità che potrebbero trovare a Cagliari, ma non le conoscono. Pesano poi le difficoltà dei trasporti e degli alloggi, soprattutto per chi arriva dalle altre zone dell’isola. Infine c’è l’internazionalizzazione: la nostra posizione nel Mediterraneo può aiutarci ad attrarre studenti dall’estero, se siamo in grado di accoglierli ».

Come avvicinare i corsi di studio alle esigenze del mondo del lavoro?
« Coinvolgendo imprese e altri soggetti interessati nella progettazione dei corsi e dei tirocini. Vorrei percorsi costruiti insieme. Il rapporto con lo studente comincia prima dell’iscrizione, con l’orientamento nelle scuole superiori, e non dovrebbe interrompersi il giorno della laurea: dobbiamo accompagnare meglio il passaggio verso il mondo del lavor o».

Il rapporto con il mondo delle imprese. Spesso non c’è dialogo.
« C’è già stato un lavoro importante, che va rafforzato con più contatti, convenzioni e progetti comuni. Nella nascita degli spin-off esistono anche ostacoli burocratici da affrontare. L’università produce ricerca e innovazione: deve partecipare attivamente ai percorsi di sviluppo, collaborando anche con il settore privato ».

Il confronto con l’intelligenza artificiale che conquista sempre più spazio.
«Comprendo le preoccupazioni dei docenti e vedo i problemi che questa tecnologia può creare, ma l’università deve imparare a governarla. Occorre proteggere l’ateneo e, allo stesso tempo, insegnare agli studenti a usare questi strumenti in modo controllato. L’intelligenza artificiale deve sostenere la didattica, non sostituirla».

Quale ruolo assegna alle discipline umanistiche?
«Un ruolo centrale. Per me l’università è prima di tutto un centro di cultura. Le discipline umanistiche custodiscono questa funzione e svolgono attività di ricerca di grande interesse. Sarebbe un pregiudizio considerarle estranee ai progetti con ricadute concrete. Bisogna sviluppare le collaborazioni già avviate con le aree scientifiche, senza perdere il valore del polo umanistico» .

La sanità sarda vive un momento di grande sofferenza. Quale contributo può dare l’Università?
« Il percorso formativo deve integrarsi molto di più con il sistema sanitario regionale. In questi anni abbiamo avanzato proposte che non sono andate a buon fine, e spesso si è continuato a ragionare per ambiti separati. Una maggiore integrazione non risolverebbe da sola la crisi della sanità, ma potrebbe migliorare la formazione e, nel tempo, creare un sistema più vicino ai bisogni dei cittadini ».

Come può essere ampliata la dimensione internazionale?
« L’insularità comporta costi e difficoltà, anche sul piano delle risorse: per questo ritengo importante un riconoscimento delle esigenze delle due università sarde. Al tempo stesso, essere al centro del Mediterraneo è un’opportunità. Abbiamo già tanti studenti stranieri e scambi di docenti con altri Paesi. Migliorando l’accoglienza, possiamo rafforzare ulteriormente questa presenza internazional e».

Qual è la sua priorità?
« Alleggerire il carico burocratico e semplificare le procedure dell’ateneo. È un problema nazionale, che non si risolve con una bacchetta magica, ma pesa molto sul lavoro dei docenti. Bisogna cominciare subito. L’altra priorità è migliorare gli spazi per gli studenti: le aule, le strutture e i luoghi in cui possono fermarsi tra una lezione e l’altra, nei poli di Cagliari e nella cittadella di Monserrato. Vorrei un’università capace di riconoscere le diverse competenze e favorire la crescita individuale di tutti. Sono pronto alla sfida ».

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