Pietro Serusi, 73enne di Fonni: «Io alla fine ho pagato, penso a chi non lo può fare»

«La mia odissea per un esame al cuore, chi soffre non può essere abbandonato» 

Un ex operaio dell’Enichem racconta: sto combattendo da mesi 

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A volte provare a curarsi costa più fatica e ansia che affrontare la malattia in sè, si trovano davanti muri insormontabili, e solo chi ha forza e tenacia non comuni (oltre che la possibilità di spendere cifre importanti) riesce ad andare avanti e a non ingrossare le fila dei sardi che rinunciano a salvarsi.

Questo è l’odissea di un 73enne di Fonni, Pietro Serusi, che sei mesi fa durante un controllo, ha scoperto di avere un’extrasistolia ventricolare complessa, e da allora ha provato in ogni modo a fare una Cine risonanza magnetica del cuore con il servizio sanitario pubblico, ma non ci è riuscito. Alla fine, l’ha eseguita a pagamento – 450 euro – ora aspetta l’esito, diffida la Asl di Nuoro e prepara un’eventuale azione legale per farsi rimborsare.

La vicenda

«Ho lavorato per vent’anni in fabbrica, all’Enichem di Ottana, e ancora sono in “sorveglianza sanitaria”, essendo un ex esposto all’amianto, periodicamente lo Spresal mi fa fare dei controlli», inizia il racconto, riportato anche dal blog L’Alambicco delle notizie.

«Dalla Tac emerge questo problema serio, e il medico di base mi prescrive una visita cardiologica e una serie di esami, che però non hanno dato i risultati sperati. Insomma, per capire realmente qual è la situazione, il 29 luglio scorso mi viene prescritta una Cine Rm del cuore, con classe di priorità D, cioè da erogare entro 60 giorni. Ho provato ripetutamente a prenotare la prestazione attraverso i canali ordinari, Cup e Cup Web, ma tutti i tentativi sono stati infruttuosi, non c’era nessuna disponibilità neppure nell’arco di 24 mesi».

L’attesa

«Così, il 31 luglio presento all’Urp della Asl 3 di Nuoro la richiesta di attivazione del percorso di tutela, chiedendo un intervento per garantire l’esecuzione dell’esame nei tempi indicati. Ma nonostante la documentazione presentata, l’Urp non accoglie la mia istanza e mi invita a seguire un percorso alternativo, che alla prova dei fatti, mi porta in un vicolo cieco. Da quel momento inizia un percorso a ostacoli che non si è ancora concluso.

Intanto vengo “preso in carico” dalla Cardiologia del San Francesco di Nuoro – prosegue Serusi – anche se non ho ancora ben capito cosa significa, dato che nulla è successo. Nel frattempo, continuando autonomamente a cercare una soluzione, sono riuscito a ottenere una prenotazione: 8 giugno 2027, con un’attesa di 302 giorni. Un incubo».

L’ospedale

«Allora, dopo oltre 50 giorni senza comunicazioni, chiamo io in ospedale, e scrivo, chiedendo come mi sarei dovuto muovere: loro, molto gentilmente, mi comunicano per iscritto che risulto “inserito nell’elenco dei soggetti da sottoporre alla prestazione, ma allo stato attuale, per ragioni organizzative e tecnico-professionali indipendenti dallo loro volontà, non è possibile eseguire presso il presidio di Nuoro esami di Rm cardiaca. Inoltre – scrivono – al momento non è possibile fornire una previsione attendibile circa la data di esecuzione dell’indagine”.

A quel punto ho posto una domanda molto semplice: se il sistema ordinario non è in grado di garantire una prestazione nei tempi previsti, chi deve trovare una soluzione concreta?

Non mi sono voluto arrendere, ho iniziato a cercare una soluzione a pagamento. La prima, con disponibilità in pochi giorni, era al Monzino di Milano, con una tariffa di 920 euro. Alla quale avrei dovuto ovviamente aggiungere il viaggio e un pernottamento per me e il mio accompagnatore. Un’altra possibilità mi è stata data, dopo due settimane, al Brotzu in intramoenia, al costo di 450 euro. Ho accettato, ho pagato la benzina per andare e tornare dal mio paese a Cagliari, e finalmente sabato scorso ho fatto l’esame».

Il percorso

«Adesso aspetto il risultato, ma sono parecchio infuriato per quello che ho dovuto affrontare: ho inviato una diffida formale alla Asl 3 e alla direzione generale dell’assessorato regionale alla Sanità e la richiesta del rimborso di tutte le spese sostenute. E non mi fermerò fino a quando non avrò riscontri positivi. Credo che il diritto alla salute non debba dipendere dalla capacità del singolo cittadino di insistere, sollecitare, reclamare e cercare da solo una soluzione. E soprattutto penso che una vicenda come questa possa riguardare anche altre persone che, magari, non hanno gli strumenti, il tempo o la possibilità di far sentire la propria voce». (cr. co.)

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