Monastir.

«La mia arte in difesa delle donne» 

La regista Stefania Cugia: la piaga dei femminicidi si combatte con l’educazione 

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Il dolore e lo smarrimento di fronte alle notizie, ormai all’ordine del giorno, sui femminicidi. È da questi sentimenti che nasce “Radici invisibili-Nell’ombra dei femminili”, il documentario di Stefania Cugia, regista di Monastir, che indaga sul fenomeno della violenza contro le donne e che sta facendo il giro dei festival cinematografici nazionali e internazionali. «Siamo costantemente sommersi da notizie di questo genere, ma la cronaca si accende sulla tragedia e si spegne un attimo dopo, lasciando dietro di sé un vuoto», spiega. «Ho voluto guardare proprio quel vuoto, in quello spazio d’ombra dove i riflettori non entrano, cercando di scavare nel profondo, nelle radici socio-culturali che alimentano questo fenomeno».

La cronaca nell’Isola

Il prossimo 25 novembre è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, ma questa è una riflessione che va fatta ogni giorno. In Sardegna tanti i casi, non ultimo il femminicidio, avvenuto a San Sperate, di Francesca Deidda, 42enne uccisa il 10 maggio 2024 dal marito Igor Sollai poi condannato all’ergastolo; e di Michela Rubiu, 47 anni, di Solanas: il 23 luglio scorso è stata ferita gravemente dal marito Alessandro Pintus, con un colpo di pistola alla testa, poi morta in ospedale dopo una lunga agonia. Il tema affrontato è delicato, e questo ha richiesto un grosso sforzo emotivo a tutta la produzione. Insieme a esperti come psicologi e sociologi, Cugia ha scelto di lavorare sui meccanismi alla base della violenza, con l’obiettivo di trovare strategie concrete per contrastarla. E la condanna dopo la tragedia, per la regista, non può essere l’unica soluzione. Per cambiare la realtà occorre intervenire prima, attraverso un percorso di educazione e consapevolezza.

I riconoscimenti

«Il nostro focus prioritario era il rispetto verso chi queste violenze le subisce», sottolinea la regista. «Abbiamo bisogno di un cambiamento culturale che parta dall’educazione. È essenziale individuare e applicare strategie funzionali per contrastare la violenza e proteggere le vittime, lavorando sui meccanismi sociali e su modelli di collaborazione». Intanto “Radici invisibili” ha iniziato il suo percorso nei festival nazionali e internazionali, dove ha ottenuto diversi riconoscimenti come quello per la miglior regia di documentario breve al Moon Arts Festival di Quartu Sant’Elena e il premio come miglior documentario all’X World short film Festival di Roma. Il documentario ha ricevuto anche candidature internazionali, come a Toronto e a Barcellona. «Vederlo girare in luoghi differenti e incontrare pubblici di diverse nazionalità è un bellissimo momento di dialogo e confronto, credo sia la conferma che questa è una ferita comune».

La mobilitazione

La speranza è che il documentario non si fermi alla riflessione, ma che diventi uno stimolo all’azione. «Mi auguro», sottolinea Stefania Cugia, «che chiunque consideri la violenza di genere come un fatto di cronaca, o come una realtà lontana che riguarda solo le vittime dirette, inizi a vederla come un problema sociale in cui siamo tutti coinvolti. Credo che ognuno di noi, nel proprio piccolo, possa fare qualcosa per migliorare la società dove viviamo».

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