C’è un nuovo fondo su cui la Regione può contare per la variazione all’esame della commissione Bilancio. Quattrocento milioni di euro, o forse più, che il ministero dell’Economia riconosce alla Sardegna a titolo di maggiori entrate. Manca l’ufficialità sull’importo esatto, ma è certo che la comunicazione del Mef è già arrivata. Di sicuro, d’ora in avanti, rispetto ai 750 milioni inizialmente considerati, si potrà parlare di una manovra da ben oltre un miliardo. Una buona notizia, evidentemente, se non fosse che bisogna ancora decidere come spendere queste centinaia di milioni inaspettati. Questo farà perdere ulteriore tempo.
Intesa in bilico
Ogni forza politica della maggioranza vorrà dire la sua sul nuovo tesoretto, e intanto la manovra annunciata prima per febbraio, poi per la primavera, ancora deve arrivare in Aula. Archiviate le audizioni sembrava che l’iter potesse vivere una forte accelerata. Poi però il testo si è arenato nel parlamentino presieduto da Alessandro Solinas. Il pentastellato ha avuto tanti giorni per fissare il termine per gli emendamenti. Ma non l’ha fatto. Ieri i capigruppo di maggioranza sono stati riuniti dal presidente del Consiglio Piero Comandini, assieme all’assessore al Bilancio Giuseppe Meloni e allo stesso Solinas. Manca ancora una quadra ma la situazione si sta sbloccando. Per uno dei nodi che divide M5S e Pd – il riconoscimento della presidenza della commissione speciale per l’energia al centrodestra – si intravvede una soluzione. Intanto, il presidente della terza potrebbe fissare il termine per i correttivi già per domani, al massimo per l’inizio della prossima settimana. Le frizioni però restano. Anche perché il ddl stanzia risorse spendibili subito come mai prima in questa legislatura. In particolare il M5S, il partito della governatrice, di cui è segretario regionale proprio il presidente della commissione Bilancio, non intende stare un passo indietro al Pd quando si tratta di scegliere come e a chi destinare questi fondi. Tanto meno ora che sul piatto ci sono altri quattrocento milioni. Ma qual è l’oggetto del contendere? Partite dei territori di cui i vari consiglieri regionali eletti si fanno portavoce. Nessuno, in particolare gli onorevoli del secondo partito di maggioranza, vuole restare indietro.
Quando la notizia delle maggiori entrate era nell’aria, il presidente del Cal Ignazio Locci ha anticipato tutti sostenendo che, in caso, il Cal avrebbe puntato a «un aumento del fondo unico degli enti locali». Locci e la stessa presidente dell’Anci Daniela Falconi più di una settimana fa hanno sollecitato la politica a fare in fretta perché «il prezzo dell’energia e le bollette che aumentano, non aspettano. E i Comuni non vedranno gli effetti della manovra prima di settembre». Da qui l’auspicio che la variazione, ma anche il successivo assestamento, siano approvati entrambi «entro il 15 luglio». Cosa ormai impossibile, visto come si sono messe le cose.
«Basta ritardi»
Da giorni il Pd ha deciso di spingere per arrivare all’obiettivo finale. «I ritardi sulle leggi finanziarie sono incomprensibili – sono le parole del capogruppo Roberto Deriu – la Sardegna funziona se la Regione paga con regolarità e trasferisce al sistema degli enti locali quanto annualmente deve». Per questo, «il Pd non è disponibile ad allungare ulteriormente i tempi, e qualora si debba stare anche ad agosto in Aula è meglio che ci si prepari».
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