Tel Aviv. Israele restringe sempre più lo spazio operativo di Unifil nel sud del Libano (dove operano anche i militari sardi della Brigata Sassari), in vista della scadenza del mandato Onu a fine anno: nuovi varchi sono stati eretti dalle forze di occupazione israeliane a ridosso del quartier generale di Naqura, mentre fonti vicine e dentro alla missione raccontano all’Ansa un progressivo isolamento dei caschi blu nel più ampio contesto di devastazione del sud del paese, dove ieri sono proseguite le azioni israeliane di demolizione di edifici nelle località occupate.
Andrea Tenenti, per vent’anni portavoce della missione Onu in Libano fino al 2024, descrive quanto avviene come la prosecuzione di un piano avviato nell’ottobre 2024, quando a Unifil fu esplicitamente intimato da Israele di lasciare il sud del Libano dopo quasi 40 anni di presenza sul territorio. Tenenti cita il posto di osservazione nell’hotel Rêve de la Mer, tre piani di fronte all’ingresso del quartier generale di Naqura, e un secondo blocco sulla costiera verso Tiro, prima delle scogliere di Bayada: «Non c’è modo di andare altrove, anche la zona verso Shamaa, l’entroterra è bloccata», dice l’ex portavoce. Una fonte interna alla missione, non autorizzata a parlare con i media, conferma che dall’inizio di marzo, con l’avvio del nuovo round di guerra, Unifil ha ridotto le attività operative «perché è molto pericoloso, con bombardamenti, con raid aerei», limitandole alla sicurezza attorno alle basi. Sulla costiera per Naqura, aggiunge la fonte, le forze israeliane bloccano periodicamente i convogli, compresi quelli con civili diretti a Beirut, "e non rispettano sempre i caschi blu» dell’Onu.
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