Riforma

La legge elettorale di Giorgia Meloni 

Sistema proporzionale, premio a chi supera il 40%. Il Pd: irricevibile 

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La trattativa è stata lunga e delicatissima. Con il rischio di saltare a ogni dettaglio, anche sulle firme da apporre al testo. Ma alla fine il centrodestra prova davvero a cambiare la legge elettorale, come aveva fatto capire già a gennaio Giorgia Meloni, e presenta alla Camera e al Senato una riforma del Rosatellum.

Riunione fiume

L’obiettivo dichiarato è garantire la «governabilità» attraverso un premio, con tetto massimo al 60% degli eletti, che consenta una «maggioranza parlamentare stabile». Tanto che già qualcuno, tra gli alleati, l’ha ribattezzata «stabilicum». Prima ancora che venga depositato, il testo (una quarantina di pagine e tre articoli) viene respinto come «irricevibile» e «inaccettabile» dal Pd. Che però è l’unico tra i partiti di opposizione a bocciarlo con tanta veemenza insieme a +Europa (una legge «truffa» e «piena di schifezze» per Riccardo Magi). Per Giuseppe Conte ci sarebbero altre priorità (come il salario minimo) e anche per Matteo Renzi, mentre da Azione parla solo Osvaldo Napoli, che punta il dito contro l’assenza delle preferenze. Dare agli elettori la possibilità di indicare sulla scheda i nomi degli eletti, peraltro, è una delle questioni che più hanno tenuto in bilico l’intesa, raggiunta solo a notte e dopo una riunione fiume degli sherpa del centrodestra - Giovanni Donzelli e Angelo Rossi per FdI, Alessandro Battilocchio e Stefano Benigni per Fi, Andrea Paganella e Roberto Calderoli per la Lega, Alessandro Colucci per Noi Moderati - che mercoledì sono rimasti chiusi nella storica sede di Fratelli d’Italia a via della Scrofa quasi per tutto il giorno.

«Dialogo con tutti»

Sembrava difficile riuscire a chiudere. Le preferenze, su cui avrebbe fatto muro in particolare la Lega, alla fine escono dallo schema di riforma ma restano un pallino della premier: il suo partito starebbe già meditando di riproporrli sotto forma di emendamento. Mentre sull’indicazione del premier la spunta Forza Italia: il nome ci sarà. Nessuna variazione delle dimensioni di collegi e circoscrizioni, di cui pure si era parlato al tavolo. L’iter del provvedimento dovrebbe partire alla Camera. Quasi nessuno degli esperti dei partiti siede in commissione Affari Costituzionali, ma l'idea sarebbe quella di chiedere delle sostituzioni per seguire da vicino i lavori. Il testo, che cancella i collegi uninominali in favore di un proporzionale con “premio di governabilità” per chi supera il 40%, alla fine è stato depositato nel pomeriggio, mentre la premier riceveva il presidente cipriota a Palazzo Chigi. Matteo Salvini benedice l'accordo come «fatto bene» perché «chi vince può governare». «Hanno paura del referendum», diagnostica invece Avs. Ma dopo aver soppesato le ricadute sulla campagna elettorale, il centrodestra trainato da FdI ha deciso di rompere gli indugi, puntando a un primo ok prima della pausa estiva. «Siamo pronti al dialogo con tutti per migliorare il testo», assicura il meloniano Giovanni Donzelli (la scorsa settimana avvistato a colloquio con Elly Schlein in Transatlantico).

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