La Lega resta una. Lo dicono i salviniani, lo dice Luca Zaia e lo dice anche la vicesegretaria Silvia Sardone, che smentisce di essere in viaggio verso Roberto Vannacci. Nessuno sdoppiamento del partito tra l’anima nazionale, attenta anche al centro-sud, e la fede nordista professata dai governatori settentrionali. Nessuna concessione al modello bavarese Cdu/Csu, insomma. E per ora nessuna nomina che incoroni proprio Zaia nuovo vice di Salvini, avviando il restyling del partito. Era questa l’aspettativa clou del Consiglio federale riunito per tre ore a Roma. E segnato da uno scontro verbale acceso e senza sconti tra i due poli del Carroccio. Finora conviventi, potrebbero separarsi man mano che si avvicinano le Politiche e che crescono adesioni e consensi per Vannacci. La partita però non è ancora chiusa. Un punto di caduta potrebbe definirsi la prossima settimana - in un’altra possibile riunione del Federale - e tradursi in un’organizzazione che coinvolga di più gli amministratori. Per ora la Lega fa sapere che il segretario ha ascoltato «con attenzione» ed è «determinato a rafforzare sempre di più» il movimento, «valorizzando il grande impegno degli amministratori (apprezzati in tutti i territori) all'interno del partito».
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