Il gergo è militare. L'intento è più inclusivo. Matteo Salvini ridefinisce la sua Lega, più allargata, e prova a tenerla nei ranghi. «La forza della Lega è la truppa, è il popolo, siete voi». Insomma, non solo capitani (dal suo nomignolo) e non solo generali. O il generale, come quello che da otto mesi è uno dei suoi vice, Roberto Vannacci. Da Rivisondoli, nelle montagne dell'Abruzzo, il segretario cerca di ricompattare i suoi e li ammonisce ad andare avanti con determinazione e sacrificio in vista delle Politiche del 2027. E soprattutto con «spirito di squadra».
La frecciata
Chiude così la manifestazione organizzata tra Roccaraso e Rivisondoli nel resort a cinque stelle con spa e piscine, e detta la linea. Serve una squadra alleggerita da «pesi improduttivi» come sono gli ex leghisti o chi sta per diventarlo. E con loro è durissimo: «La storia insegna che chi esce dalla Lega finisce nel nulla». Mai una parola esplicita, invece, su Vannacci. Se non, dopo, ricordando che lo vedrà «in settimana».
Un incontro come estremo tentativo per contenere i radicalismi dell'eurodeputato a rischio emulazione? O solo un confronto periodico ai vertici? L'unica certezza è che Salvini si irrita quando legge «notizie distoniche» di chi intravede nelle sue parole un ultimatum a Vannacci. Il riferimento è tutto ai fuoriusciti, rimarca. L'ombra del fuoco amico o di strappi fino alla nascita di un nuovo partito, incombe sulla Lega.
Da qui la necessità di rimettere ordine. «Qualcuno ritiene che sia più garantito il suo seggio da altre parti? Vai, sciocco», dice il leader, «se vuoi la poltrona dillo. Auguri, non ci mancherai». Per un'ora il Capitano ammonisce le truppe a non distrarsi dall'obiettivo: continuare a fare la Lega (ruspante e concreta) restando nell'esecutivo. Del resto, puntualizza: «Io mi trovo benissimo con Giorgia e gli altri al governo ma la Lega è la Lega». Poi attacca la stampa concentrata su divisioni o declini. «Non facciamoci dettare da loro la nostra agenda politica. E non guardate la rassegna stampa domani». Infine punzecchia chi ha pronosticato più volte un cambio al vertice della Lega: «L'unica cosa che è cambiata è il loro editore».
No alla cultura Woke
La giornata nel resort Aqua montis si apre con due dibattiti economici: i porti e il “ponte degli italiani” (così si legge nel titolo del panel). Poi si passa alla sicurezza con il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi. Salvini lo ascolta e si prende i complimenti per l'eredità «fondamentale» che, da predecessore al Viminale, gli ha lasciato. Subito dopo c'è la sintesi politica del vicesegretario Claudio Durigon, il più citato della giornata per aver organizzato l'evento.Durigon si rifà a Luca Zaia e ripete, scandendo le parole: «La Lega è una e indivisibile». Ma dall'ex governatore veneto prende le distanze, chiarendo di non essere per l'eutanasia e che su questo c'è una riflessione: «Ho da poco perso mia madre e non sarei capace di staccare la spina», ammette.
Dall’Abruzzo Salvini ritorna anche sulla polemica nata dalla foto che ha immortalato il suo incontro, al ministero delle Infrastrutture, con l'attivista dell'ultradestra britannica Tommy Robinson. Dopo gli attacchi delle opposizioni è arrivata anche la presa di distanza dell’altro vicepremier, Antonio Tajani: «Robinson è incompatibile con i miei valori, io non lo incontro», è l'affondo del segretario di Forza Italia. A cui segue la risposta piccata del leghista (anche qui, senza diretti riferimenti al collega di governo): «Ma potrò incontrare chi fico secco ho voglia di incontrare, se voglio fare battaglie comuni con qualcuno, con rispetto?», chiede Salvini, tenendo il punto.
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