Serramanna.

La guerra mondiale del soldato Lepori, che compie 103 anni 

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Ha compiuto 103 anni da poco, e non ha paura di dirsi «felice, perché ho una famiglia che è un tesoro». A partire dalla moglie Alda, che lo segue di dieci anni nella successione del tempo che sembra essersi dimenticato di lui. Antonio Lepori, Nino per tutti a Serramanna, non solo è il più vecchio del paese, ma incarna anche la memoria di fatti che hanno caratterizzato il Novecento. «Sono l’ultimo serramannese vivente ad avere fatto la Seconda guerra mondiale». Giura: «Mai sparato un colpo. Mi hanno arruolato quando avevo vent’anni come aviere di terra. Fino ad allora avevo lavorato nei terreni di mio padre: grano e vigneti», racconta Lepori.

Da Elmas, in aereo, il soldato parte per Roma, qualche mese dopo la destinazione finale: Vicchio del Mugello, vicino a Firenze. «Vi rimasi per alcuni mesi, poi arrivò l’armistizio e ci fu il caos, si era allo sbando. Quando il capitano disse che eravamo liberi, sorse il problema di come tornare a casa. Ci avevano abbandonato: io a nord, nella parte tedesca, a sud c’erano gli americani, in mezzo i partigiani: ovunque andassi, rischiavo la fucilazione», continua Lepori, che ripara a Latina. S’imbattè in «una famiglia che, combinazione, aveva un figlio militare a Serramanna e mi accolsero come uno di casa».

«Per un anno non ho potuto scrivere a casa, poi raggiungo Napoli e, dopo un’attesa di un mese e mezzo, m’imbarco sull’incrociatore Pompeo Magno e rientro in Sardegna». Torna torna nei campi, conosce («ormai avevo 40 anni») la futura moglie che, a 103 anni, le sta ancora accanto.

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