Confronti.

«La giustizia oggi è solo punizione» 

Luciano Violante questa sera a Cagliari in dialogo con Aldo Accardo 

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È stato assistente di Aldo Moro all’Università di Bari, magistrato, presidente della Camera e della Commissione antimafia: Luciano Violante ha attraversato le stagioni sociali e politiche del nostro Paese non solo come protagonista ma come attento osservatore. Oggi, alle 17, a Cagliari, a Palazzo Siotto, dialogherà con Aldo Accardo attorno alla sua nuova opera, “La giustizia, tra vita e morte. Clitemnestra, Medea, Circe”, Lindau.

Presidente, tre donne che appartengono al mito classico, raccontate spesso come emblema del male, che invece lei racconta in maniera diversa, restituendole a una simbologia diversa.

«Sono tre donne maledette per la loro femminilità: due sono state condannate in quanto mogli che si sono sottratte al volere degli dei o del marito, l’altra perché è bella. Clitemnestra si vendica del marito che ha sacrificato la loro figlia Ifigenia per sete di potere, Medea non accetta la volontà del marito di farne una concubina e uccide i propri figli per salvarli dal loro destino, e a Circe non interessa essere bella, vuole istituire un regno del bene: accoglie nella sua isola quelli che rispettano le leggi».

Questi tre racconti teatrali sono figli anche di una sua riflessione sulle forme storiche del potere maschile?

«Sì, certo, non c'è dubbio. Gli uomini fanno una pessima figura in questi racconti».

Nella prefazione le scrive che le politiche dell'immigrazione possono diventare politiche di morte, e che oggi manca una Circe.

«Tutti quelli che scappano e che vanno da Circe sono migranti, no? Se non si comportano bene, vengono ricacciati in mare. Un modello di accoglienza di questo tipo non è indiscriminato, ma oggi non c’è. Nel racconto coloro che arrivano nell’isola di Circe vengono posti davanti a uno specchio che restituisce la vera natura di tutti, tranne che di Ulisse. Lì anche lo specchio si nega, rende un’immagine nebulosa. Altra cosa che mi interessava fare era mettere insieme Ulisse e Giuda, perché storicamente Giuda è quello innocente che sempre è stato giudicato colpevole, Ulisse il colpevole che è sempre stato considerato innocente, addirittura eroico, pur essendo un delinquente».

Altro tema che emerge dalla lettura è quello della giustizia non più definita come un rapporto di colpe e di pene, ma rispetto alla misura delle relazioni umane. Oggi quanto si fa fatica a riportare nel dibattito pubblico questo tema?

«È importante poiché racconta il fatto che oggi la violenza e la morte sono il metro di rapporto con l'altro. La guerra è uno strumento di risoluzione di conflitti, la violenza è la modalità principali con cui ci si rapporta con l'altro. Il rapporto con la giustizia è capovolto, oggi è considerato solo dal punto di vista punitivo, non dal punto di vista della ricucitura delle relazioni umane. La giustizia è lacerazione vissuta così, non è ricostruzione».

Il libro in qualche modo non ci dà delle grandi vie di uscita. Se le ideologie del Novecento son morte, non è che il nuovo secolo…

«Oggi, quelle ideologie che erano sostanzialmente di progresso inesauribile dell'umanità e quindi la ragione dell'illuminismo, sono state sostituite da altre ideologie: quella della violenza, quella della sopraffazione, quella dell'uno che deve comandare: Trump e Netanyahu ne sono due perfetti epigoni».

Ma allora, che fare?

«Ricostruire la democrazia: una democrazia diversa da quella attuale».

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