Il caso.

La fuga in avanti di Costa spacca i 27 

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Bruxelles. Se Antonio Costa aveva intenzione di movimentare un Consiglio europeo apparentemente privo di decisioni epocali, ci è certamente riuscito. L'apertura di un canale tra l'ufficio del presidente del Consiglio europeo e il Cremlino ha non solo sorpreso (o irritato) diversi leader europei, ma ha anche fatto planare sul tavolo dei vertice Ue un dossier spinosissimo come quello di chi rappresenterebbe l'Europa a un ipotetico negoziato con Mosca. L'impressione è che i 27 siano spaccati un po' su tutto: sui parametri di un eventuale negoziato, sul timing, sulla stessa opportunità di iniziarlo.

L'unico dato che potrebbe unire i falchi del Nord-Est e le colombe mediterranee è la chiara volontà di Volodymyr Zelensky di aprire al più presto una trattativa con Vladimir Putin. La questione del negoziatore europeo va ben al di là del fronte ucraino. È un tema che abbraccia gli equilibri geopolitici interni, il peso di un Paese o di un altro nella futura ricostruzione ucraina, la presenza o meno di truppe sul terreno a garanzia di Kiev.

La premier Giorgia Meloni è da settimane una fautrice dell'apertura di un dialogo con Mosca, ma è arrivata al summit forte di una convinzione: che serva un solo inviato dell'Ue per parlare con Mosca. «Una sola voce, scelta dai 27», ha chiarito in sintonia con la presidente del Consiglio il ministro degli Esteri Antonio Tajani, anche lui nella capitale belga per il pre-summit del Ppe.

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