L’Aquila.

La famiglia nel bosco: «Via dall’Italia» 

Catherine a un giornale australiano: «Finora ho obbedito, basta» 

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L’Aquila. «Non possiamo tornare in Australia, Lee, il nostro cavallo, è troppo vecchio, non può volare ancora. Un'opzione per noi è rimanere in Europa, per ricominciare tutto daccapo». Sono le parole con cui Catherine, la mamma della famiglia nel bosco, pensa al futuro rispondendo alle domande di Amelia Adams per '60 Minutes Australia, settimanale di attualità australiano in onda dal 1979 su Nine Network. Alle domande della giornalista Nathan risponde «ci piacerebbe rimanere in Italia, se i nostri figli sono al sicuro» e aggiunge che «non meritano quello che sta succedendo loro». Più decisa Catherine, non vorrebbe restare in Italia, tranne se dovesse sapere che i bambini non saranno più sottoposti a quello che stanno subendo ora. «Abbiamo accettato tutto. Il primo mese ho obbedito, ora comincio a difendere i miei figli», dice Catherine raccontando che il figlio, nella casa famiglia, si sveglia la notte urlando.

Lo psichiatra

Lo psichiatra Tonino Cantelmi a proposito della lettera inviata dalla struttura al Tribunale per i minorenni dell'Aquila e alle assistenti sociali sulla necessità di trasferire i tre bambini della "famiglia nel bosco", insieme alla madre, in un altro luogo, per criticità emerse nella gestione quotidiana, dice: «Capisco perfettamente le difficoltà della casa-famiglia: è un caso complesso che richiede competenze e risorse che le case-famiglia non hanno». Il professionista, perito dei legali che assistono Nathan e Catherine, chiede il ricongiungimento di tutta la famiglia in una struttura idonea, con il monitoraggio dell'Azienda sanitaria. I tre bambini dal 20 novembre si trovano nella struttura protetta in esecuzione dell'ordinanza dei giudici minorili che hanno stabilito la sospensione della potestà genitoriale e chiesto una perizia sulla capacità genitoriale di Nathan e Catherine. «La spiegazione più semplice è stata, come al solito, attribuire a Catherine la responsabilità delle difficoltà - prosegue Cantelmi a proposito della richiesta della casa-famiglia -. Anche questo tassello dimostra che lo smembramento della famiglia è la soluzione peggiore, che si sta rivelando estremamente dannosa».

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