Allevamenti.

La dermatite bovina torna a far paura 

Accertato un focolaio nel Sarrabus: abbattimenti nelle campagne di Muravera 

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Un focolaio confermato. Un altro, a poca distanza, sospettato e poi smentito. La dermatite nodulare contagiosa torna a fare paura in Sardegna: le analisi hanno confermato il contagio di cinque vitelli in una mandria nelle campagne di Muravera. Quattro sono già morti e le carcasse sono state smaltite. Avranno lo stesso destino anche gli altri capi dell’allevamento. In tutto erano quarantotto (più altri cento, nella stessa azienda, che non sarebbero mai venuti a contatto con il gruppo infetto): saranno abbattuti. Nel rispetto delle prescrizioni imposte per arginare il diffondersi di una malattia che si pensava debellata in Sardegna. Dopo la primissima scoperta di un caso nel Nuorese, a giugno del 2025, il via libera alla movimentazione era arrivato solo lo scorso gennaio. Dopo oltre sette mesi fatti di 79 allevamenti infetti, centinaia di capi uccisi, una campagna di vaccinazione massiva, ricorsi e polemiche. Conseguenza: blocco delle movimentazione, stop alle importazioni, un intero settore paralizzato. Sembrava finita. Invece no. E a preoccupare c’è un altro elemento: gli animali contagiati a Muravera sarebbero figli di capi che risultavano vaccinati. La domanda che fa paura è: come hanno fatto ad ammalarsi?

L’assessorato

In Regione non prendono la situazione sottogamba. Ma si tende comunque a evitare allarmismi: «La situazione è sotto controllo. L’assessorato alla Sanità», è spiegato in una nota, «ha immediatamente attivato le procedure previste, prendendo contatto con il ministero della Salute, per garantire il massimo coordinamento istituzionale nella gestione dell’emergenza sanitaria». Nel rispetto della delibera emanata per far fronte all’emergenza dell’anno scorso «è stato disposto l’abbattimento del focolaio rilevato, secondo i protocolli vigenti, e istituita una zona di protezione con misure restrittive della durata di almeno 15 giorni». Ora l’indagine epidemiologica è stata estesa agli allevamenti della zona - un caso sospetto è stato subito scartato come falso allarme – per circoscrivere con precisione il perimetro dell’area interessata e prevenire l’eventuale estensione del contagio.

Le reazioni

Visti i danni provocati dall’epidemia di Lumpy Skin Disease, le rassicurazioni però non bastano: «Esprimiamo forte preoccupazione per l’individuazione di un nuovo focolaio», esordisce il presidente di Confagricoltura Sardegna, Stefano Taras, che aggiunge: «Confidiamo in un intervento proficuo della Regione e dei suoi servizi veterinari, affinché siano assicurate tutte le misure di biosicurezza necessarie per evitare, ai nostri allevatori, di dover rivivere le condizioni di estrema emergenza affrontate dal giugno 2025 fino a pochi mesi fa». Prudente, invece, l'esperto Alberto Laddomada: «Gran parte della popolazione bovina sarda è ancora sotto la copertura immunitaria della vaccinazione condotta tra la fine di luglio e novembre dell’anno scorso», spiega, «questo comporta che sarà più difficile che il virus si diffonda all’interno di un allevamento e da un allevamento infetto ad uno non infetto. Se si interverrà rapidamente con un secondo giro vaccinale, già previsto, si dovrebbe riportare rapidamente la situazione sotto controllo».

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