Le indagini.

La copertura: produrre canapa sativa 

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All’ingresso della piantagione c’era un cartello ben visibile: «Campo di canapa sativa di Marrone Giuseppe». Un dettaglio tutt’altro che marginale, perché in quelle poche parole, secondo gli inquirenti e anche il gip Giovanni Angelicchio, si concentrava l’intera strategia difensiva - e l’equivoco - su cui si regge una delle più grandi operazioni antidroga mai scoperte a Orani e tra le più imponenti a livello nazionale. Dietro l’apparente trasparenza di una coltivazione dichiarata e, almeno sulla carta, legale, si celava infatti un sistema molto più complesso, dove canapa lecita e marijuana ad alto contenuto di Thc convivevano in un equilibrio studiato per confondere controlli, norme e responsabilità.

La piantagione “civetta”

È proprio su questa ambiguità che, da anni, si gioca una parte rilevante della produzione illegale di marijuana in Sardegna. La distinzione tra canapa sativa e indica, chiara sul piano giuridico e scientifico, diventa nei campi una linea mobile, piegata a esigenze criminali. Filari alternati di piante lecite e droganti, appezzamenti separati ma contigui, piante contrassegnate con segni convenzionali: tecniche note agli investigatori e già emerse in numerose inchieste nell’Isola, con l’obiettivo di confondere i controlli e minimizzare il rischio di sequestro. A Orani, accanto alla maxi piantagione di marijuana, è stata individuata una coltivazione più piccola di canapa sativa, con valori di Thc sotto la soglia di legge. A rafforzare l’ipotesi di una possibile “piantagione civetta” ha contribuito anche quanto emerso nel mese di luglio, quando all’interno dell’appezzamento formalmente lecito sono stati individuati braccianti regolarmente assunti da una società che avrebbe dovuto occuparsi esclusivamente della canapa legale. Un assetto ineccepibile sotto il profilo amministrativo, costruito per certificare la regolarità. Il quadro ha iniziato a incrinarsi con le indagini. Le foto-trappole, gli appostamenti mirati hanno consentito di ricostruire movimenti, presenze e collegamenti tra i diversi appezzamenti, portando alla luce una realtà ben più articolata rispetto a quella formalmente dichiarata.

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