Inchiesta

La città si riempie di cordoli Marcialis: più sicurezza in bici 

Valanga di proteste per i bordi di cemento delle piste ciclabili 

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Un’auto rallenta, quella dietro fa lo stesso. Il conducente tiene d’occhio il cordolo sulla destra e cerca di restargli il più lontano possibile. In viale dei Giornalisti basta mettersi per qualche minuto sul bordo della strada per vedere il nuovo equilibrio imposto sull’asfalto: da una parte le biciclette, poche, dall’altra le macchine e, nel mezzo, quella fila di protezioni grigie (ma diventeranno gialle al termine dei lavori) che non consente sconfinamenti. In via Cornalias, direzione cimitero di San Michele, basta un’auto in panne per creare la fila che arriva fino a via Giotto. Perché quei cordoli, installati dal Comune a protezione della nuova pista ciclabile, restringono la carreggiata e diventano il bersaglio delle proteste degli automobilisti. Stessi problemi in via Marongiu, nell’ultimo tratto di via dei Conversi. Ma anche in via Giotto, o in piazza San Michele, dove le barriere sono lì da anni.

Lamentele

Uno dopo l’altro, i cordoli sistemati a protezione delle piste ciclabili ridisegnano le strade della città. E accendono le proteste. «Sono pericolosi, basta una distrazione per finirci sopra», lamentano alcuni gli automobilisti. Altri contestano soprattutto lo spazio sottratto alla strada e alla sicurezza delle auto. L’assessore alla viabilità Yuri Marcialis spiega però che «i cordoli servono, dove necessario e dove possibile, a mettere in sicurezza le piste ciclabili, separandole fisicamente dal traffico e impedendo alle auto di invaderle o utilizzarle per la sosta. In alcuni casi questo comporta una ridistribuzione dello spazio della carreggiata, naturalmente nel rispetto delle dimensioni previste dal codice della strada». Ma, «una carreggiata più stretta», avverte, «contribuisce alla moderazione della velocità».

Pezzo dopo pezzo, cambia così la fisionomia della rete ciclabile cittadina. Non più soltanto corsie disegnate sull’asfalto, ma percorsi sempre più spesso separati fisicamente dal traffico delle auto. La filosofia è semplice: non basta disegnare una corsia o una pista ciclabile, bisogna proteggerla fisicamente dalle automobili. Una soluzione che Palazzo Bacaredda considera una garanzia di maggiore sicurezza per i ciclisti ma che sta provocando proteste tra chi quelle stesse strade le percorre ogni giorno in auto. Il cordolo crea un confine. Ed è proprio quel confine a dividere. Per molti automobilisti è un ostacolo che riduce gli spazi di manovra e può diventare insidioso, soprattutto di notte quando la visibilità è ridotta.

La rete si allarga

Via Cornalis e viale dei Giornalisti sono due dei casi che accendono maggiormente la discussione. Nel primo caso, la pista corre a senso unico, seguendo il senso di marcia: e qui è stata scelta (non era un obbligo per il codice della strada) la separazione attraverso i cordoli. Nel secondo caso, la strada è a senso unico e la pista è stata tracciata bidirezionale: da qui la scelta dei cordoli (in questo caso obbligatoria per il codice). «In via dei Giornalisti la ciclabile collega la fermata ferroviaria con le piste di viale Trieste e, correndo in contromano rispetto alle auto, necessitava di una protezione fisica», spiega ancora l’assessore Marcialis. «In via Cornalias», ma il discorso vale anche per via Giotto, «interveniamo invece in una strada dove abbiamo registrato velocità medie particolarmente elevate. La protezione delle ciclovie fa quindi parte di un intervento più generale di sicurezza e moderazione della velocità, che riguarda anche la rotatoria», spiega ancora l’assessore.

L’obiettivo

L’obiettivo dichiarato, quindi, è rendere la rete sicura da poter essere utilizzata da chiunque decida di rinunciare, anche per un solo giorno, all’auto. Ma in via Cornalis, in via Giotto, ma anche in viale dei Giornalisti la teoria della mobilità sostenibile deve già fare i conti con la prova dell’asfalto. Le biciclette hanno uno spazio protetto, le automobili uno spazio più rigidamente delimitato. È esattamente ciò che voleva il Comune. Ed è esattamente ciò che, dall’altra parte del cordolo, sta facendo protestare gli automobilisti.

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