Un vialetto in legno che accompagna lo sguardo, luci calde che disegnano il percorso, aiuole curate e panchine che invitano a fermarsi: di notte l’ingresso della nuova Casa delle Donne di Massama restituisce subito l’idea di uno spazio pensato per accogliere. Un luogo sobrio ma elegante, che segna il passaggio definitivo dall’abbandono alla rinascita e che oggi si presenta come un presidio pronto, in attesa solo di essere vissuto.
«La Casa delle Donne sarà destinata a madri con figli minori che vivono in condizioni di fragilità economica, abitativa e relazionale. Per loro il Servizio sociale, in collaborazione con gli altri servizi del territorio, definirà una progettualità mirata a percorsi di autonomia ed emancipazione dalla condizione di fragilità, anche in un’ottica di prevenzione e tutela dei minori», spiega il sindaco, Massimiliano Sanna. I lavori sono ormai conclusi.
La trasformazione
L’ex scuola materna degli anni ’70, rimasta inutilizzata per lungo tempo dopo una parentesi come biblioteca, è stata trasformata nell’ambito dei progetti Pinqua, il Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare.
Inserito in un lotto di circa 1.495 metri quadrati tra via Carlo Emanuele e via Logudoro, l’edificio si sviluppa su 350 metri quadrati articolati in due corpi. L’intervento (880mila euro) ha previsto una ristrutturazione totale, sia interna che esterna. Sono stati realizzati nuovi isolamenti termici e acustici, risolte le criticità legate alle infiltrazioni e sostituite le coperture in cemento amianto.
Dal punto di vista funzionale, gli spazi sono già pronti: al piano terra tre appartamenti autonomi, al primo piano un quarto alloggio, oltre agli spazi comuni e ai servizi socio-assistenziali.
Dall’elaborato progettuale emerge quindi una capienza di quattro unità abitative per altrettante donne con minori.
L’apertura
A oggi manca solo l’ultimo passaggio formale prima dell’apertura. «Sul fronte operativo, ho avuto rassicurazioni dagli uffici che entro breve porteranno a termine gli adempimenti burocratici per il collaudo e l’agibilità dell’edificio. Dopo i servizi sociali daranno avvio all’accoglienza», precisa Sanna. Un intervento sostenuto con risorse del Pnrr dedicate all’abitare e alla coesione sociale, che restituisce alla comunità non solo un edificio recuperato ma un luogo di protezione e ripartenza.
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