Il caso

La beffa di Seulo: arrivano i turisti, spariscono i servizi 

Assistenza sanitaria al lumicino con 25mila visitatori l’anno 

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È la capacità di resistere, oltre i numeri, la soglia che separa un presente di pessimismo dalla disfatta. A Seulo il primo obiettivo è riavere un medico di base, il secondo allontanare il punto di non ritorno dal baratro spopolamento.

Il sindaco Enrico Murgia ha fissato a 500 residenti, oggi sono 745, la quota minima di sopravvivenza. Il turismo è la chiave di volta per attrarre nuovi residenti e tenere incollati al centro matrice i potenziali emigrati, in primis verso Cagliari, storico magnete d’attrazione.

«Forse solo con un conflitto su larga scala i piccoli paesi come il nostro potrebbero fare il pieno di abitanti, ma non possiamo certo augurarcelo», spiega il primo cittadino. Ironia nera per una situazione su cui non c’è nulla da ridere. «Quando cominci a perdere una serie di servizi, anche facendo politiche contro lo spopolamento non riesci ad attivare un processo virtuoso. Noi ci stiamo provando ma non possiamo fare miracoli. Agire adesso per avere effetti positivi tra dieci anni, questo è il senso del nostro operato».

Senza assistenza

Limitare i danni per poi risalire. Il problema principale è legato alla sanità. Metà della popolazione ha più di 65 anni, qui si vive molto a lungo, un paese di querce centenarie, le radici sui monti, la chioma a Cagliari. La secessione da Nuoro è durata pochi, tormentati anni. Alla fine il paese è tornato indietro. Del capoluogo è rimasta la Asl numero 8, a cui mendicare ore di Ascot, panacea di un’assistenza che non c’è. Il medico in pianta stabile è una chimera. «Dovrebbe essere qualcuno che voglia trasferirsi a Seulo in pianta stabile», chiosa il sindaco. Le alternative per il momento parlano di un protocollo di dieci ore per Seulo e quindici ore da condividere con i vicini di Sadali, quindici chilometri, da cui attingere anche il carburante, perché in paese non c’è mai stato distributore di benzina. Tuttavia il protrarsi della guerra potrebbe rendere vana questa preoccupazione. L’emergenza sanitaria è tale che nei giorni scorsi il sindaco ha dovuto convocare il Coc, il centro di coordinamento comunale: «Permette una serie di azioni che ci consentono di razionalizzare quel minimo di servizio assistenziale che ci stano fornendo».

Boom turistico

Poco per un paese con ottimi numeri nel settore turistico: 25mila presenze l’anno, tre agriturismo, dieci B&b, un albergo montano e un agricampeggio. Sa Stiddiosa è la cattedrale d’acqua di un paese accogliente e gentile, che nel fine settimana del 18 e 19 aprile celebra S’Orrosa ‘e padenti, la peonia simbolo del Gennargentu. Seulo è un posto buono da mangiare e da respirare, tutto l’anno.

Resistenza

Anche l’edicola è chiusa da tempo, eppure il giornale aiuta a tenere alta l’attenzione sui problemi vitali di un paese. Il sindaco auspica un ritorno, ma senza strapparsi le vesti. «Almeno ci fosse una copia nei bar». La cultura dei libri pare invece parte integrante del progetto anti-spopolamento. Ieri è stata riaperta al pubblico la Biblioteca comunale, chiusa da parecchio tempo. Un segnale di speranza. Come chi ha creduto nelle bellezza del paese.

Patrizia Moi gestisce l’unico albergo del paese. «Resto comunque positiva, so che ormai Seulo ha grandi potenzialità. A giudicare da Pasquetta, possiamo essere positivi per quanto riguarda le previsioni per i locali, direi meno positivi per quanto riguarda il turismo straniero. Sono arrivate delle cancellazioni». La guerra, vicina o lontana, spaventa i turisti. La battaglia per vivere in un paese, con gli stessi diritti degli altri cittadini, non deve fare paura.

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