Horror

“Keeper: l’eletta” Liz e Malcolm  e la casa nel bosco Turbamento senza eccessi  

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Ormai confermatosi a pieno diritto tra le punte di diamante del cinema horror, Osgood Perkins fa di nuovo centro con “Keeper: l’eletta”: pellicola che esplora il luogo dell’astratto e dell’irrazionale per dare corpo a un’esperienza profondamente disturbante.

Provati dalle difficoltà della loro relazione extraconiugale, Liz e Malcolm decidono di trascorrere insieme un weekend fuori città, trovando alloggio in un’elegante e antica proprietà di famiglia. Al piacere di un luogo silenzioso e immerso nei boschi si intrecciano, tuttavia, i comportamenti ambigui di Malcolm e le visite spiacevoli di suo cugino Darren; ma, in modo ancora più inquietante, cominciano a verificarsi episodi simili ad allucinazioni, dal contenuto oscuro e paranormale, instillando a Liz il serio sospetto che quell’abitazione nasconda molto più di quanto appaia a prima vista. Preservando la propria inclinazione a un ritmo dilatato e sospeso, Perkins mette subito in evidenza quanto le inquadrature scomposte e il sound design assumano un ruolo di assoluta centralità. Immersi, fin dall’incipit, in una natura insidiosa e in una casa che sembra animata di vita propria, la narrazione lascia spazio all’effetto suggestivo delle immagini, giungendo solo nelle battute finali alla risoluzione dei passaggi più criptici.

Ben supportato dalle convincenti prove degli attori, il cineasta si conferma ancora una volta abile nel far coesistere sullo stesso piano visibile e invisibile. Il risultato è un titolo orientato più a suscitare un costante senso di turbamento, senza necessariamente - e volutamente - mirare a far saltare a tutti i costi lo spettatore dalla sedia (g.s.).

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