Missione

Kate va a scuola a Reggio Emilia 

La principessa studia sul campo il metodo educativo del “pedagogista in bici” 

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Reggio Emilia. Il primo viaggio all’estero principessa Kate, dopo la malattia che l’ha costretta a un lungo stop istituzionale, è stato un bagno di folla emozionante. Ma anche una missione precisa: guardare, ascoltare, toccare con mano il Reggio Emilia Approach, una filosofia educativa che caratterizza le scuole d’infanzia comunali nata nella città emiliana nel Dopoguerra, quando un gruppo di donne e un pedagogista in bicicletta, Loris Malaguzzi, decisero che la cosa migliore in una terra sfasciata dal conflitto era ricominciare dai bambini. Creando delle dove i più piccoli fossero considerati già cittadini, dotati di pieni diritti e bisognosi di rispetto.

Le tre pioniere

Alla prima tappa della due giorni reggiana di Kate, in piazza Prampolini e in Comune, c’erano tremila persone a salutarla. Bandierine, tantissimi fiori, cappellini estrosi e dichiarazioni d’amore. Da studentessa Kate ha frequentato corsi a Firenze e ha salutato con qualche parola in italiano alcune delle persone assiepate, soprattutto i bambini, che l’hanno accolta festosi e per nulla intimoriti. Completo ceruleo della canadese Edeline Lee, modi eleganti ma semplici, Kate ha voluto carpire quanto più possibile dell’approccio reggiano, per arricchire il lavoro del Royal Foundation Centre for Early Childhood di cui è madrina. In Comune - con le tre pioniere del Reggio Approach Ione Bartoli, Carla Moroni, Eletta Bertani - è andata dritto al punto: «Voglio sapere perché è così importante mettere i bambini al centro». E al Centro internazionale Loris Malaguzzi la principessa ha fatto moltissime domande, in particolare su come funzionano i gruppi di studio internazionali e come i genitori partecipano alla vita delle scuole. Poi ha sottolineato l’importanza della traduzione dei libri nelle varie lingue.

La “Anna Frank”

Ma è alla scuola comunale d’infanzia Anna Frank che il metodo si tocca con mano. Kate, incontrando alcune mamme, ha detto che un conto è studiare l’approccio, ma «vederlo è meraviglioso». L’insegnante Elisa e la pedagogista Teresa le hanno spiegato la filosofia educativa mostrandole gli spazi, alcuni con un gruppo ristretto di bimbi impegnati nelle attività. Anche i più piccoli hanno conversato con Kate e le hanno mostrato i loro lavori. In atelier dove la principessa si è intrattenuta i bimbi stavano realizzando un progetto sulle “forme del vento”, tra collage, pittura e disegno. In ogni scuola caratterizzata dal “Reggio Approach”, gli spazi sono un tutt’uno con lo spazio esterno, dettaglio che ha colpito molto Kate. L’interno ruota intorno a una piazza, dove si affacciano le diverse sezioni, e gli spazi creativi, come l’atelier. La scuola Anna Frank nasce nel 1964, voluta dal quartiere. Tra i dettagli che colpiscono di più la principessa anche il nome, scelto in assemblea dai cittadini. È stato scelto di intitolarla ad Anna Frank, bambina simbolo della Shoah: «Una visione per le nuove generazioni. Che sarebbero cresciute in pace e in libertà», le spiegano. Dopo la foto di gruppo con bimbi personale, è uno dei piccoli a rompere il protocollo. Quando Kate sta per andare via la ferma e le chiede: «Puoi venire un’altra volta qui?». «Sì, certo», risponde lei in italiano.

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