INVIATO
Arbatax. Il primo mattone è per Angela, la compagna di una vita, il secondo per Bastiano Salaris, l’amico con cui il sogno ha preso vita. Sono gli angeli custodi di un borgo turistico di 60 mila metri quadrati di sviluppo suddivisi in sei comparti, per un investimento complessivo da 120 milioni di euro. Alle 12.57 Giorgio Mazzella, 76 anni, poggia la prima pietra di Jana, un progetto vecchio di vent’anni, divenuto adulto e poi realtà. Immaginare è la parola chiave, nel lessico famigliare a un costruttore. «Una struttura grande come l’Arbatax Park, capace di raddoppiare le presenze. Tra qualche anno qui avremo 2500 turisti in più», spiega Mazzella. Jenna è il punto di ingresso, l’avvio di un piano con tutti gli ingredienti di una rivoluzione edilizia. Viene definito un ecosistema che integra residenza, ospitalità e un borgo artigianale con 50 tra laboratori e servizi. Le date raccontano i tormenti di un iter burocratico complesso. Ideato nel 2004, bloccato nel 2009 dalla crisi finanziaria innescata dal fallimento di Lehman Brothers, approvato dal Consiglio comunale nel 2025.
Grandi numeri
Ispirato alle Janas, figure mitologiche della tradizione, in viaggio ha perso una s ma neppure una briciola di volumetrie. Il primo comparto operativo, chiamato Frisa, prevede 165 unità abitative, per metà residenziale e per l’altra turistico alberghiero. Il disegno ha i colori del paesaggio intorno e le forme dolci della tradizionale. Ben prima di nascere Jana era stata premiata all'Eire di Milano. Tra Cav, multiproprietà e abitazioni private dovrà essere manifesto il richiamo all’estetica sarda. «È stato fermato prima da certe amministrazioni e poi dalle crisi osserva ancora Giorgio Mazzella – Costruiamo circa cinquecento case, poi man mano che andiamo avanti vediamo cosa succederà con l’evolversi del mercato. Jana assicura tante presenze e un tipo di turismo diverso, perché quando uno compra casa in Sardegna non viene solo per due settimane».
In cantiere
Il buffet è poggiato su pile di mattoni, sulla terra rossa del cantiere. A chiarire come non ci sia tempo da perdere. Niente salamelecchi istituzionali, nessuna benedizione. Parla solo lui e spiega come saranno imprese locali a realizzare i manufatti ma dovranno farlo nei tempi indicati. «Pensiamo che in cinque anni tutto possa essere finito».
Chiama Carlo Congiu, storico capocantiere, a poggiare la prima cazzuola di cemento. Mettono tre mattoni in quella che sarà la porta del primo complesso. Fosse per lui avrebbe già tirato su un muro. «Adesso ognuno di voi deve mettere un mattone», scherza il patron orgoglioso del suo arrosto di un ibrido muflone-pecora allevato nella fattoria dell’Arbatax Park, una delle sue passioni. Finita la sua avventura ventennale alla guida del Cis Mazzella ha potuto dedicarsi anima e corpo alla sua creatura. Ora alza la sguardo e indica una casa bianca in alto sulla collina. Le ultime ville potranno osservare il mare dalla piscina a sfioro. Più in alto il faro di Bellavista e il cielo azzurro di Arbatax. La collina da oggi comincerà a cambiare. Le ruspe, a volte, disegnano sogni. Questo è quello di Giorgio e Angela.
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
