Ci sono anche due giovani di Pula e Serramanna, uno di 19 anni e l’altro di 25, tra i destinatari delle perquisizioni eseguite nelle ultime ore dalle Digos in 23 città italiane all’interno di una vasta indagine contro l’incitazione alla violenza legata alle recenti manifestazioni di piazza. Dopo aver monitorato per giorni chat e piattaforme online, gli agenti della Divisione investigazioni generali e operazioni speciali di Cagliari hanno fatto scattare il blitz a casa dei due ragazzi. A casa di uno dei due sarebbe stata recuperata una pistola a salve, replica di una vera arma, a cui era stato levato il tappino rosso.
L’indagine
L’unico dei due che risulta formalmente indagato dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo (Dda) di Cagliari è il 19enne di Pula, per il quale il sostituto procuratore Emanuele Secci ha disposto una perquisizione domiciliare e informatica, poiché nei suoi confronti si ipotizzano l’apologia e l’istigazione a delinquere. Il giovane, assistito dall’avvocato Carlo Monaldi, avrebbe istigato – partecipando a conversazioni in alcuni gruppi – a commettere devastazione e saccheggio, ma anche resistenza aggravata a pubblico ufficiale. Tutto nasce dal monitoraggio della sezione antiterrorismo del canale Telegram «Italia in Piazza», amministrato da un utente non identificato. All’interno, a quanto pare, esisteva un sottocanale riguardante la Sardegna con 74 iscritti. È qui che, la sera del 17 ottobre, il 19enne di Pula, con il nickname «RayenVoid», avrebbe pubblicato alcuni messaggi che istigavano a picchiare i poliziotti, spaccare tutto e compiere violenze. Il 25enne di Serramanna, invece, è stato perquisito di iniziativa dalla Digos di Cagliari perché, intervenendo sempre sui social, avrebbe pubblicato la foto di una pistola. A quel punto gli agenti hanno fatto scattare il controllo, recuperando l’arma che, poi, si è scoperto essere un giocattolo, ma fedele all’originale, a cui era stato tolto il tappo rosso all’imboccatura della canna. Sulla sua posizione ora la Questura di Cagliari starebbe valutando l’invio di un’informativa alla Procura.
Nel resto d’Italia
Complessivamente sono una sessantina le perquisizioni compiute dagli uomini dei vari uffici territoriali della Digos e della Polizia postale in 23 città italiane. Il bersaglio, come detto, sono persone che – in chat e sui social – avrebbero incitato alla violenza durante le recenti manifestazioni di piazza. Oltre agli agenti della Questura di Cagliari, sono entrati in azione anche quelli di Ancona, Avellino, Bari, Bergamo, Bologna, Bolzano, Brescia, Firenze, La Spezia, Messina, Monza, Napoli, Novara, Parma, Perugia, Ravenna, Reggio Emilia, Roma, Siracusa, Torino, Trieste e Verona. L’attività – fanno sapere dalla Polizia – ha permesso di rinvenire 5 repliche di pistola (compresa quella senza tappo rosso a Serramanna), un coltello rudimentale, un frangivetro e altri oggetti contundenti, abiti e oggetti che, secondo le ipotesi investigative, potrebbero servire a coprire il volto durante le manifestazioni, nonché 11 telefoni cellulari di interesse investigativo. Nel dettaglio sono state sequestrate a Bergamo la replica di una pistola Beretta 92 FS a pallini, una pinza, un coltello rudimentale, 3 telefoni cellulari e gli abiti indossati nel corso dei disordini del 17 ottobre, con anche delle maschere di plastica; a Messina 2 pistole a salve, un frangivetro, un fumogeno, un passamontagna e una mazza tipo baseball. Infine, a Parma, una pistola giocattolo con alcuni colpi a salve.
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
