Le rivelazioni

«Israele voleva uccidere i mediatori» 

Il New York Times: «Gli Usa avevano avvertito l’Iran». Netanyahu: «Fake news» 

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NEw York. Un nuovo capitolo si apre nella saga dei rapporti fra Stati Uniti e Israele che, dopo aver avviato la guerra in Iran come alleati, hanno poi visto divergere i loro obiettivi con il passare delle settimane. Secondo le rivelazioni del New York Times, in primavera Washington temeva che l’intelligence israeliana cercasse di uccidere i due principali negoziatori iraniani e si spinse a mettere in guardia Teheran, facendole recapitare il messaggio da altri Paesi nell’area.

La replica

La ricostruzione del quotidiano è seccamente smentita dall’ufficio del presidente Benjamin Netanyahu, che l’ha bollata come una fake news, una «completa invenzione della realtà». L’uccisione dei leader iraniani è stata per Israele uno degli elementi centrali della sua strategia fin dall’inizio della guerra, come dimostrato dalle decine di leader e funzionari uccisi, a partire dall’ayatollah Ali Khamenei. In aprile, però, gli americani hanno iniziato seriamente a temere che un raid israeliano per sbarazzarsi del ministro degli Esteri Abbas Araghchi e del presidente del parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf avrebbe potuto compromettere i primi passi delle trattative.

Le preoccupazioni a stelle e strisce raggiunsero un livello tale che Washington decise di avvertire indirettamente l’Iran così da consentirgli di prendere ulteriori misure di sicurezza.

La ricostruzione

In aprile quando Ghalibaf doveva volare a Islamabad per incontrare il vicepresidente JD Vance, gli iraniani - tramite gli intermediari del Pakistan e del Qatar - chiesero garanzie agli Stati Uniti che Israele non avrebbe colpito. Per assicurare un volo sicuro, aerei pachistani scortarono la delegazione iraniana ma, sulla via del rientro a Teheran, emerse una falla di sicurezza. Le forze iraniane ottennero informazioni di intelligence che Israele era pronto a colpire e che due suoi aerei erano entrati nello spazio aereo iraniano. Per aggirare la minaccia, Ghalibaf atterrò nell’aeroporto iraniano più vicino al confine con il Pakistan, e proseguì il viaggio di ritorno via terra.

Le trattative

L’indiscrezione del New York Times arriva mentre le trattative fra Usa e Iran sono sospese - almeno fino 9 aprile - per i funerali di Khamenei. Una pausa che consentirà all’amministrazione Trump di godersi il 4 luglio e i festeggiamenti per i 250 anni dell’America, ma anche di prepararsi per la fase successiva. I nodi da sciogliere sono ancora molti: dal programma nucleare all’uranio arricchito passando per lo Stretto di Hormuz. Nelle trattative si inserisce anche il viaggio in Turchia di Donald Trump per il vertice Nato, un’occasione per strigliare di persona gli alleati che non lo hanno sostenuto in Iran, ma anche per incontrare i leader dell’area. Fra questi il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, con cui cercherà di spianare la strada a un’intesa che archivi in via definitiva le tensioni in Medio Oriente e consenta l’ampliamento degli Accordi di Abramo.

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