Medio Oriente

Israele, primo voto dopo il 7 ottobre Netanyahu trema 

L’ex capo di Stato maggiore Eisenkot sfida il premier contestato dalle piazze  

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Tel Aviv. Questa mattina alle 7 aprono in Israele gli oltre 12mila seggi per le elezioni più attese degli ultimi decenni, le prime dopo il massacro del 7 ottobre e tre anni di guerra su più fronti. Il voto arriva mentre incombe il rischio di un nuovo conflitto con l'Iran, restano aperti i fronti di Gaza e del Libano e il Paese cerca di tornare alla normalità. Lutto, ostaggi, sopravvissuti e responsabilità politiche peseranno sulla scelta degli elettori.

I due protagonisti

Benjamin Netanyahu arriva alle urne dopo 36 mesi di contestazioni, accusato da familiari delle vittime e degli ostaggi di essere responsabile del «più grande disastro dalla Shoah». La polarizzazione ha attraversato media, piazze e social, mentre la campagna elettorale ha rischiato di superare anche la linea rossa dell'escalation militare con Teheran. Secondo Channel 12, sarebbe in corso uno scontro tra il premier e il capo di stato maggiore Eyal Zamir dopo una presunta istruzione di Netanyahu per una guerra lampo poco prima del voto.

I toni della propaganda, tuttavia, non sembrano aver modificato gli equilibri dei sondaggi, che indicano un testa a testa tra il premier e il principale avversario, l'ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot. A sostegno di Netanyahu è intervenuto nuovamente il presidente americano Donald Trump, con un endorsement pubblicato su Truth. Il presidente israeliano Isaac Herzog ha ricordato che spetterà a lui, dopo le consultazioni dell'11 novembre, affidare l'incarico di formare il governo.

Opposizioni divise

Il fronte anti-Netanyahu è diviso: Yair Lapid e Yair Golan hanno criticato Gadi Eisenkot per aver parlato di «campagna del partito più grande», rischiando di far credere che i voti dell'intero blocco confluiranno nella formazione più votata. «Semplicemente non è vero», ha scritto Lapid su X.

Secondo l'Ufficio centrale di statistica, gli elettori residenti in Israele sono per il 77% ebrei, per il 18% arabi e per il 5% appartenenti ad altre categorie. Tra questi figurano i drusi del Golan, alcuni dei quali potrebbero votare per Netanyahu dopo gli attacchi israeliani in Siria a protezione della comunità di Sweida. Gli arabo-israeliani hanno diritto di voto, mentre per i palestinesi di Cisgiordania e Gerusalemme Est è necessario ottenere la cittadinanza israeliana, scelta minoritaria anche per ragioni politiche e religiose.

La Lista Unita, coalizione di tre partiti arabi, è accreditata di nove seggi, Ra'am, guidata da Mansour Abbas, di cinque. Entrambe potrebbero sostenere dall'esterno un governo Eisenkot.

A destra

La lista “Sionismo religioso” di Bezalel Smotrich, alleata con Zehut Yehudit, è data a sei seggi; Shas, vicino a Netanyahu, a otto e Ebraismo della Torah a sette. Otto seggi sono previsti anche per Otzmà Yehudit di Itamar Ben Gvir, le cui ripetute provocazioni hanno finito per irritare Washington e spinto il premier Netanyahu a prendere le distanze.

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