WASHINGTON. Al quinto round di negoziati e dopo cinque giorni di intensi colloqui, Israele e Libano hanno raggiunto a Washington un accordo quadro, mentre Hezbollah continua a chiedere il ritiro incondizionato delle forze israeliane dal sud del Paese. L'Idf poche ore prima l'intesa era tornato a colpire con due raid aerei Nabatiye, principale cittadina nell'entroterra meridionale del Paese dei cedri.
La zona cuscinetto
La notizia dell'intesa è stata data dal corrispondente di Axios nella capitale americana, Barik Ravid, che ha citato funzionari di entrambe le parti. Sui termini dell'accordo è emerso per ora pochissimo. Per risolvere il nodo del ritiro delle forze di Israele dal sud del Libano gli Stati Uniti ne hanno proposto uno parziale da alcune aree limitate della sua ampia zona cuscinetto. Le truppe israeliane sarebbero sostituite dalle forze armate libanesi e le aree sarebbero chiamate “zone pilota”.
Secondo i libanesi, tuttavia non si tratterebbe di un ritiro vero e proprio, dato che l'Idf manterrebbe comunque la propria zona cuscinetto profonda sei miglia nel Libano meridionale, arretrando soltanto dalle aree già bonificate dalle infrastrutture di Hezbollah. In un discorso in diretta tv il capo del movimento, Naim Qassem, ha ribadito la richiesta di un «ritiro incondizionato» di Israele: «Non ha altra scelta che ritirarsi completamente da ogni centimetro del nostro territorio libanese. Deve andarsene incondizionatamente», ha dichiarato nel corso di un discorso televisivo rivolto a decine di migliaia di sostenitori riuniti per celebrare l'Ashura, principale ricorrenza nel calendario religioso sciita. Hezbollah, ha proseguito Qassem, non accetterà «nessuna normalizzazione, nessuna revoca dello stato di ostilità, nessun vantaggio per Israele e nessuna presenza parziale sul suolo libanese. Israele deve andarsene umiliato e sconfitto, e questo è ciò che accadrà». Il leader della milizia sciita libanese filoiraniana ha anche detto che le truppe dell'Idf sono in Libano «non per fermare i missili» ma perché Israele «lo vuole occupare, vuole ingoiarselo», e ha aggiunto: «La questione delle armi verrà discussa internamente dopo un ritiro israeliano completo e incondizionato».
La questione delle armi
Quello del disarmo di Hezbollah è un altro punto cruciale. L'accordo per il cessate il fuoco non impone esplicitamente al Libano di disarmare la milizia ma specifica ed elenca le sei forze di sicurezza statali libanesi autorizzate a portare armi.
Il disarmo del gruppo sostenuto da Teheran è stata e resta una richiesta fondamentale da parte di Israele.
A giugno dell'anno scorso, gli Stati Uniti hanno proposto a Beirut una tabella di marcia in questo senso, in cambio della cessazione degli attacchi israeliani e del ritiro delle truppe di Israele da cinque punti ancora occupati nel Libano meridionale. Tuttavia, Hezbollah e il suo principale alleato sciita, il movimento Amal guidato dal presidente del parlamento Nabih Berri, hanno continuato a porre condizione il ritiro.
I raid a Nabatiye
Nel frattempo, mentre a Washington si continuava a trattare, due raid aerei israeliani hanno colpito i dintorni di Nabatiye segnando le prime incursioni condotte da caccia israeliani dall'entrata in vigore del cessate il fuoco sabato scorso. Secondo fonti locali citati dall'agenzia nazionale libanese, gli attacchi sono avvenuti mentre nella città erano in corso processioni per le commemorazioni dell'Ashura. Nella notte tra giovedì e veneredì, altri due raid di caccia israeliani avevano preso di mira Beit Yahoun, nel distretto di Bint Jbeil.
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