Teheran

Iran-Usa, è ancora gelo Khamenei attacca Trump: «Responsabile dei morti» 

Ma il presidente minaccia l’Ayatollah: «È ora di cambiare la guida del Paese» 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

Teheran. La speranza di de-escalation sull'Iran, nutrita da indicazioni di un lavorio diplomatico da più parti e del ritorno alla calma nella piazze - sebbene apparente e probabilmente temporanea - rientra bruscamente in poche ore con un botta e risposta fra Teheran e Washington innescato dalle parole durissime della Guida suprema Ali Khamenei che punta il dito contro Donald Trump accusandolo di essere lui il responsabile dei morti iraniani delle ultime settimane. Di rimando, il presidente Usa torna a sfidare l'ayatollah, affermando: «È il momento di cercare una nuova leadership in Iran», mentre dal dipartimento di Stato si era già chiarito che «tutte le opzioni restano sul tavolo» e che con gli Usa «non si scherza».

Botta e risposta

La Guida suprema della Repubblica islamica tuona in occasione della festività dell'Eid al-Mab'ath: «Riteniamo il presidente degli Stati Uniti colpevole per le vittime, i danni e le calunnie da lui rivolte alla nazione iraniana», afferma all'indomani di quella che sembrava una “apertura” americana quando il presidente Usa aveva accolto con favore, perfino ringraziato, per le 800 impiccagioni fermate in Iran. Notizia data dalla Casa Bianca ma presto bollata dal procuratore di Teheran, Ali Salehi, come una «sciocchezza inutile» secondo i media anti-regime. Si tratterebbe infatti di un mero ritardo procedurale, secondo la ricostruzione, con Salehi che non ha lasciato molto spazio a dubbi nell'affermare invece che la risposta della magistratura ai manifestanti sarà «decisa, deterrente e rapida».

Pugno duro

Del resto lo stesso Khamenei nel suo intervento ha tuonato senza indugi: le autorità «devono spezzare la schiena ai sediziosi». Mentre continua la stretta sulla censura, se è vero, come suggeriscono attivisti iraniani specializzati in diritti digitali, che la leadership sta pianificando di abbandonare definitivamente la rete internet globale, consentendo la connessione online solo a individui controllati. Il Guardian cita un rapporto di Filterwatch, un'organizzazione che monitora la censura di internet in Iran, secondo cui «è in corso un piano confidenziale per trasformare l'accesso a internet internazionale in un “privilegio governativo”».

La minaccia

«Adesso basta», sembra dire Trump, da leader piccato più che da commander in chief, visto che dai media americani filtra l'esistenza di punti di vista divergenti all'interno dell'amministrazione Usa sulla certezza della caduta del regime che sarebbero all'origine del mancato ordine di attacco da parte di Trump: il Wall Street Journal scrive che il presidente martedì era incline a dare il via libera e aveva chiesto al Pentagono di prepararsi, ma l'ordine non è mai arrivato.

Trump non usa mezze parole contro Khamenei, che è «colpevole della completa distruzione del Paese e dell'uso di violenza a livelli mai visti prima», sottolineando che affinché l'Iran continui a funzionare la «leadership dovrebbe concentrarsi sulla corretta gestione del Paese, come faccio io negli Stati Uniti, e non sull'uccisione di migliaia di persone per mantenere il controllo del Paese». Khamenei è un «uomo malato che dovrebbe governare il suo Paese in modo appropriato e smetterla di uccidere persone. Il suo Paese è il peggior posto al mondo in cui vivere a causa della sua pessima leadership».

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?