Evian. Il chiarimento arriva la sera a cena. E poi una serie di occasioni di incontro, condite da battute e siparietti anche con gli altri colleghi. Giorgia Meloni e Donald Trump tornano a parlarsi dopo mesi di gelo. Ma dirsi le cose in modo «chiaro e diretto», è la convinzione della presidente del Consiglio, non può pregiudicare amicizie solide come quelle tra Italia e Stati Uniti. Una stretta di mano all’ingresso della prima sessione di lavoro, quando Trump tarda ad arrivare perché impegnato con Emmanuel Macron e lo stesso Zelensky in un trilaterale. Poi il siparietto davanti a Friederich Merz: Antonio Costa si avvicina al trio Merz-Trump-Meloni con un «siete di nuovo amici». Meloni si schermisce: «Siamo sempre stati amici». Il presidente americano, con un sorriso: «Sono stato abbandonato», e la premier replica con una sonora risata e un «ma no» piuttosto convinto. Non è l’unico momento tra il serio e il faceto per Meloni: già al suo arrivo nella sala del Royal Hotel di Evian è oggetto di attenzioni per la cravatta che porta, tono su tono, su un tailleur chiaro giacca e pantalone. «Potete considerarmi una combattente», scherza lei, intrattenendosi a parlare coi colleghi anche della scelta di smettere di fumare. Poi finiscono le battute e cominciano le sessioni di lavoro: quella sui partenariati internazionali, in cui viene citato il Piano Mattei, e i bilaterali di Meloni con il canadese Mark Carney e l’emiratino Mohamed bin Sayed.
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