I contributi deliberati dalla Giunta regionale per chi trasferisce la residenza in Sardegna non sono la risposta giusta al problema dello spopolamento. Lo afferma Aldo Salaris, coordinatore regionale dei Riformatori: a suo giudizio, il fondo da 56 milioni, da cui ricavare incentivi fino a 30.000 euro, finisce per «sottrarre risorse a investimenti strutturali che potrebbero creare lavoro stabile, migliorare i servizi e rendere l’Isola davvero attrattiva. Noi siamo convinti che lo spopolamento si contrasti intervenendo sulle ragioni che spingono le persone a lasciare la Sardegna, non pagando perché qualcuno vi faccia ritorno».
Si tratta, prosegue il consigliere regionale, di «creare le condizioni perché le persone possano vivere, lavorare e costruire qui il proprio futuro». Senza contare i problemi di equità nei confronti di chi nell’Isola già ci vive e lavora, fa impresa, investe nel territorio sardo: «È necessario sostenere chi già contribuisce alla vita delle nostre comunità con politiche capaci di rafforzare l’economia locale».
Per farlo «occorre affrontare le sfide strutturali, a partire dalla sanità. Bisogna creare opportunità di lavoro stabile. Non basta offrire 30.000 euro per trasferirsi in un paese sotto i 5.000 abitanti se mancano servizi, scuole, assistenza sanitaria e opportunità occupazionali. Il rischio – conclude Salaris – è incentivare un trasferimento senza aver creato le condizioni per garantire una permanenza stabile. La Sardegna non dovrebbe pagare le persone perché tornino, ma diventare una regione in cui convenga restare, tornare e investire».
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