La discussione.

Intelligenza artificiale e lavoro: «Più regole comuni e formazione»  

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La forza dirompente dell’intelligenza artificiale sul mondo del lavoro: per governarla servono regole comuni europee e una formazione costante. È quanto è emerso dall’evento organizzato dal ministero del Lavoro con Inps e Inail con rappresentanti dell’Unione europea e delle parti sociali per discutere dell’Ai e dei suoi riflessi sul lavoro. Secondo l’Istat il 16,4% delle imprese con almeno 10 addetti utilizza almeno una tecnologia di Ai (erano l’8,2% nel 2024). In un messaggio all’evento, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha sottolineato che oggi a essere messo in discussione non è più il lavoro fisico ma quello intellettuale, «con il rischio – senza una governance del processo – di un indebolimento della classe media». Da qui la richiesta di uno sviluppo dell’AI dentro un «quadro di regole etiche che metta al centro diritti, bisogni e occupazione». Obiettivo condiviso, ha spiegato la ministra del Lavoro Marina Calderone, è l’inclusione sociale attraverso «un lavoro regolare, equo e dignitoso». Per la vicepresidente esecutiva della Commissione europea Roxana Minzatu fino al 15% delle professioni attuali potrebbe essere sostituito dall’AI: la sfida è guidare la transizione migliorando qualità, sicurezza e accesso al lavoro, senza aumentare le disuguaglianze. Per gli industriali «quattro competenze su dieci saranno nuove. Per questo serve una visione di lungo periodo che consideri la formazione l’asse portante della competitività del Paese».

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