Le indagini.

Intatte le telecamere dell’armeria: nei filmati i movimenti della banda prima della fuga verso la 131  

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Il giorno dopo il conflitto a fuoco davanti all’armeria di Sardara, indagini a tutto campo per ricostruire la dinamica dei fatti e risalire agli autori della rapina. Due le novità: le auto utilizzate per il colpo e per la fuga, ritrovate dai barracelli del paese lungo la complanare della 131; e l’acquisizione delle immagini degli impianti di videosorveglianza dislocati nelle strade che conducono alla cittadina termale. Bocche cucite sull’entità del bottino, ovvero su quanti fucili e quante pistole sono stati sottratti. L’unico dato che trapela è una sommaria quantificazione del danno subito: circa 80mila euro.

Tutte le direzioni

Domenica mattina, subito dopo la diffusione della notizia del raid, nel corso di un controllo nelle campagne del territorio sono stati i barracelli a trovare le auto dei rapinatori dell’armeria, parcheggiate a poca distanza dal bivio della Carlo Felice per Villanovaforru. Un tratto che consente di imboccare diverse direzioni in uscita dal centro abitato. Intanto si può raggiungere per vie secondarie, anche di campagna, a quell’ora passando inosservati. Una volta nei pressi del cavalcavia, si può accedere alla 131, direzione Cagliari o Sassari, oppure proseguire per la Marmilla e raggiungere qualsiasi località dell’Isola, in un territorio che si snoda in un groviglio di strade meno visibili rispetto alla 131.

La vigilanza dei barracelli

Proprio lì sono stati abbandonati i mezzi per l’assalto, risultati rubati: un fuoristrada Toyota di colore grigio targato D2665NE e un’Alfa Giulietta Romeo, bianca. Inoltre, la compagnia barracellare, guidata dal capitano Gian Luigi Caddeo, sta seguendo da vicino la vicenda. Nella notte tra domenica e ieri ha vigilato l’armeria. «I proprietari», racconta Caddeo, «hanno chiesto il nostro aiuto. Il danno non si è limitato al furto, sicuramente il più grave, ma l’immobile richiede la messa in sicurezza. Domenica non è stato possibile». Ieri, di buon mattino, i carabinieri della stazione di Sardara hanno acquisito i filmati degli impianti privati della zona, del Comune di San Gavino, dei pressi della rotonda per Sardara e di Collinas, all’uscita del paese per la cittadina termale.

Immagini al vaglio

Immagini, comprese quelle registrate prima che la videosorveglianza dell’armeria venisse distrutta, a cui si aggiungono quelle interne al negozio. Ciascuna potrebbe consentire di ricostruire i movimenti del gruppo, i tempi dell’irruzione, la direzione presa durante la fuga. Mancano quelle di Sardara. «Al momento», dice il sindaco, Giorgio Zucca, «siamo sprovvisti, c’è l’impegno di intervenire il prima possibile». Sotto esame anche i bossoli sull’asfalto, gli accertamenti balistici potranno contribuire a ricostruire la dinamica della sparatoria tra i banditi e il padre 79enne della titolare dell’armeria, e verificare la provenienza dei colpi esplosi durante le fasi concitate dell’assalto. Un lavoro investigativo che, a un giorno dal raid, si concentra su ogni traccia utile a fare luce su uno degli episodi più gravi avvenuti nel territorio.

Bocche cucite

Al momento, gli investigatori mantengono il massimo riserbo, ma un aspetto sembra emergere con chiarezza: ogni dettaglio appare compatibile con un’azione organizzata e pianificata con largo anticipo. Le modalità del colpo, i chiodi a tre punte disseminati nelle strade vicine, il luogo scelto per abbandonare i veicoli: tutti elementi al vaglio dei militari dell’Arma per ricostruire l’accaduto. Sulla quantità delle armi, tutto tace.

«Prima l’inventario»

La titolare dell’armeria, Silvia Steri, è ferma sulla sua posizione: «Prima l’inventario, poi i numeri». Il dato del danno, che si aggirerebbe intorno agli 80mila euro, non basta per determinare il numero di armi portate via: il costo di un comune fucile da caccia, il più venduto, varia da mille a tremila euro, le pistole con segno meno di vendita e di costo, da trecento a oltre duemila euro. Certo è che una vetrina di fucili accanto all’ingresso del negozio non è stata toccata. Una svista, oppure una scelta obbligata per il conflitto a fuoco non previsto e la fuga verso il cavalcavia?

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