Oristano.

«Insieme per un futuro di speranza» 

Monsignor Carboni: valorizziamo il bene delle comunità per vincere le fatiche 

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Di quel 17 aprile 2016 ricorda ogni istante. L’emozione e il senso di responsabilità per il nuovo incarico alla guida della Diocesi di Ales-Terralba. Sono passati dieci anni, nel frattempo monsignor Roberto Carboni è diventato anche arcivescovo della Diocesi arborense ma non ha mai perso quell’impronta francescana che lo contraddistingue. Oggi alle 19 nella Cattedrale di Ales si terrà una messa per celebrare questo importante traguardo e incontrare i fedeli, secondo il suo stile ispirato all’ascolto e al dialogo.

Il cammino

«Provo gratitudine e riconoscenza per quello che ho ricevuto dal Signore e dalle persone che in questi 10 anni ho potuto incontrare – osserva l’arcivescovo - A iniziare dai sacerdoti delle diocesi di Ales e Oristano che, con il loro impegno, il loro servizio, la loro perseveranza, mi hanno dato tanto». Anni intensi, sempre in prima linea a servire il prossimo. «Non sono mancate le fatiche in un territorio soggetto allo spopolamento, con la carenza di servizi, in particolare sul fronte della sanità – aggiunge – una situazione critica che genera preoccupazione fra le persone e incide anche nella vita ecclesiale». Monsignor Carboni sa bene che si tratta di temi delicati «che non possiamo affrontare da soli ma con il coinvolgimento di tutte le istituzioni. Occorre focalizzare gli obiettivi concreti che possono essere portati avanti e poi verificati a distanza di tempo». Nonostante le difficoltà, proprio incontrando le comunità (anche nelle recenti tappe della Visita pastorale) emergono positività. «Elementi di bene» li definisce «in tutte quelle iniziative che cercano di mantenere viva l’identità della comunità». Fra questi un ruolo importante lo riveste la parrocchia, capace di unire le forze e proporre sempre nuovi progetti.

La chiesa

Lo scenario più recente è segnato dalla crisi delle vocazioni e dall’innalzamento dell’età dei preti in servizio. «Occorre lanciarsi in una prospettiva missionaria e in una riorganizzazione anche coraggiosa del lavoro pastorale – sostiene l’arcivescovo – Questo richiede una collaborazione fra parrocchie, una redistribuzione delle forze dei sacerdoti in territori vasti e una disponibilità ai laici. Siamo in un momento di passaggio, in cui non è facile lasciare quello che si conosce per aprirsi a un nuovo modello di Chiesa, in cui esiste una corresponsabilità anche nel condurre le comunità». Ma secondo monsignor Carboni è necessario provare. «Servirà tempo e formazione sia da parte del clero che deve aiutare i laici, sia da parte dei laici che devono assumere questa coscienza nella propria vocazione».

Il futuro

Molta attenzione verso i giovani «che riconoscono nella chiesa un punto di riferimento e desiderano essere formati e accompagnati. Si tratta di comprendere come riannodare il dialogo, quali sono i nuovi percorsi e i linguaggi – sottolinea – come la Chiesa può entrare davvero in questo mondo digitale di cui i ragazzi sono protagonisti, cercando di aiutarli anche a fare discernimento e avere una visione critica». Infine un pensiero alle comunità che, nonostante le difficoltà, devono guardare al futuro con speranza. «Valorizziamo il bene già presente e cerchiamo di aprirci a nuove prospettive, soprattutto alla collaborazione – ripete - L’ incoraggiamento e la forza devono arrivare dalla consapevolezza che non si è soli. Nessuno di noi è solo se può avere nell’altro un sostegno, un compagno di viaggio. E il primo compagno di viaggio è il Signore Gesù».

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