Dopo il ciclone

Ingorghi e auto lumaca, a due all’ora per Cagliari 

Il traffico concentrato sulla consortile di Macchiareddu: viaggio-odissea per arrivare al semaforo di Elmas sulla 130 

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Capoterra. Due ore e qualche minuto per percorrere poco più di quattro chilometri di strada sulle auto incolonnate nel tappo della consortile di Macchiareddu che, in direzione Cagliari, confluisce sulla 130, l’unica arteria ora percorribile per collegare al capoluogo una consistente fetta dell’area più popolosa della Sardegna. Nella strada dell’area industriale, che alle 8 del mattino ha già grosso modo smaltito il passaggio degli operai e degli impiegati diretti al lavoro, si abbatte all’improvviso tutto il traffico proveniente da Capoterra, Pula e i paesi intorno, un’infinita colonna di auto impantanata sull’ultimo chilometro e mezzo dalla svolta sulla rotatoria di Uta, punto nevralgico della mappa di questa viabilità sconclusionata che converge tutta sulla 130 per poi inchiodarsi nuovamente in un delirio di impazienza, clacson, maledizioni, sangue amaro e respirazione yoga.

Riapertura da brividi

Una giornata infernale, quella della riapertura di scuole, uffici pubblici e attività dopo la chiusura disposta a Cagliari e nella Città metropolitana per l’allerta meteo. Ed è dura pensare che l’imbottigliamento permanente della viabilità alternativa potrebbe durare fino al 30 gennaio. Questa è la data comunicata dall’Anas ai sindaci di Cagliari e della Città Metropolitana per la fine dei lavori sulla statale 195, chiusa per inagibilità dopo il passaggio del ciclone. Dieci giorni all’incirca, un termine che ha mandato su tutte le furie i primi cittadini che hanno ricevuto l’ordinanza via pec. E non a caso uno dei più infuriati è il sindaco di Capoterra Beniamino Garau che ieri di prima mattina, con un post sui social, ha definito la situazione «insostenibile».

La prima colonna

Si riferiva a quanto stava succedendo lungo la strada consortile di Macchiareddu, dove poco dopo le 8 del mattino una fila interminabile di auto, furgoni, pullman, camion diretti a Cagliari si distendeva immobile per circa due chilometri fino allo svincolo verso la 130. Quaranta minuti di orologio prima di arrivare alla svolta, tanto che c’era chi tra i conducenti preferiva spegnere il motore nell’attesa, mentre un’ambulanza a sirene spiegate faceva fatica a farsi largo tra i mezzi incolonnati.

La via sbarrata

Solo il primo dei tre tappi della viabilità fino al capoluogo, l’antipasto toccato a quanti si sono messi in viaggio da Capoterra, Pula, Sarroch, Teulada, Villa San Pietro e tutti i centri della costa sud-occidentale dell’Isola, che proprio a Capoterra si sono trovati sbarrata la 195 Sulcitana per Cagliari. Davanti al presidio di uomini e furgoni dell’Anas, l’unica via rimasta è la consortile di Macchiareddu, tredici chilometri di asfalto malridotto nell’area industriale che difficilmente può sostenere tutto questo carico.

Carico insopportabile

L’ha detto a chiare lettere Barbara Porru, presidente del consorzio industriale di Cagliari, che ieri mattina ha partecipato a un incontro col prefetto, l’Anas e la Città metropolitana. L’obiettivo, ovviamente, è far sì che la Sulcitana venga riaperta al più presto, nonché la messa in sicurezza dell’arteria di Macchiareddu visto che può servire in casi di necessità generale. «La strada consortile», ha avvisato, al momento «non può essere considerata un’alternativa sostenibile». Uno slalom tra buche e avvallamenti: lo sa bene chi la percorre ogni giorno per andare al lavoro, e da ieri lo sta imparando anche chi è costretto a virare da questa parte per cause di forza maggiore. Ciò che si è visto da ieri mattina, ha sottolineato la presidente del consorzio, «ha messo in evidenza ancora una volta le condizioni disastrose in cui versa la strada più importante dell’area industriale. Per la sistemazione occorrono risorse importanti e il Cacip non può farsi carico di questi lavori». Ecco perché, ha aggiunto, «auspichiamo quanto prima che la Regione metta a disposizione i finanziamenti necessari per rendere l’asse viaria consortile, fondamentale in caso di problemi sulla statale 195, finalmente sicura».

Il battesimo di fuoco

Sarà quel che sarà, ma intanto i conducenti e i passeggeri imbottigliati nell’inferno della via per Cagliari hanno fatto il battesimo di fuoco e tremano all’idea che il passo di lumaca sia l’andatura massima possibile sino alla fine di gennaio. Quaranta minuti bloccati nella colonna di Macchiareddu, sicché, non appena si riesce a svoltare per raggiungere la 130, ci si trova nel mezzo di un altro bel tappo, quello della rotatoria di Uta dove converge non solo la nuova mole di traffico in arrivo dalla strada consortile, ma anche quello della Sp 2 che porta il carico di mezzi dal Sulcis Iglesiente, e quello proveniente da Uta stessa e quindi dai paesi del Basso Campidano. Pure in questa rotonda è un brulicare di malumore e impazienza, fino a che si riesce a districarsi, e il sollievo per l’idea che finalmente si è raggiunta la 130 comincia a svanire molto presto.

Il valico da superare

La statale che costeggia Decimomannu, Assemini ed Elmas è già gagliarda di suo, ma dall’altro ieri è una striscia d’asfalto in orario di punta permanente dalla mattina presto al pomeriggio inoltrato. Le auto finiscono per incolonnarsi già all’altezza di Assemini, una catena che avanza per circa tre chilometri di nuovo a passo di lumaca, fino al semaforo di Elmas, frontiera da valicare per raggiungere il capoluogo. Auto, camion, pullman di linea, autobus degli studenti, furgoni abbondantemente in ritardo per il lavoro, la scuola, la visita in ospedale, una consegna, un appuntamento. Tutta gente che ha il tempo di ammirare ciò che, a un’andatura normale, finora non aveva mai potuto notare lungo i costoni della carreggiata, dalle gigantesche piante di fico d’India ai depositi di ferraglia arrugginita, dai tetti di molte aziende operose al contenuto merceologico delle buste di spazzatura. Sono circa le dieci quando si è in prossimità del semaforo e il verde sembra non arrivare mai.

Il secondo turno

Poiché davvero la statale 130 è diventata quella dell’ora di punta permanente, anche nel pomeriggio il paesaggio in direzione Cagliari è lo stesso. E se poi il rientro dei pendolari è tutto un ingegnarsi tra strade secondarie e svincoli ai semafori per poter accorciare la strada in qualche modo, ieri pomeriggio l’incolonnamento ha contagiato anche un pezzo della 131 in prossimità della rampa di Sestu e San Sperate, che porta anche all’imbocco della Sp 2 per la consortile di Macchiareddu. Il giro largo del ritorno a casa dopo una giornata infernale.

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