Il caso.

Incivili senza freni, rifiuti ovunque 

Le opposizioni attaccano. L’assessora: il nuovo appalto ci consentirà di intervenire meglio 

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In via Catalani i sacchetti sono poggiati accanto al cestino, come se quello fosse il loro posto. Non lo è. In via Eroi d’Italia, a Pirri, ce ne sono altri, uno squarciato, con bottiglie e avanzi di cibo sparsi sull’asfalto. In via San Giovanni, all’angolo della strada, l’ennesimo cumulo di sacchetti aspetta che siano gli altri a ripulire.È la geografia dell’inciviltà che attraversa Cagliari: Sant’Elia, Is Mirrionis, San Benedetto, Pirri, la Marina. Cambiano le strade e i quartieri, non cambia il gesto di incivilita e maleducazione. C’è sempre qualcuno che decide che il marciapiede, un’aiuola o lo spazio attorno a un cestino possano diventare la sua pattumiera. Spesso è sufficiente il primo sacchetto per dare il via libera agli altri. Uno diventa due, poi cinque, fino a trasformare un angolo di strada in una piccola discarica. Gli operatori ripuliscono, gli incivili ricominciano. «Quando il sindaco dice che Cagliari è più pulita», qualche giorno fa, «mi chiedo quale città stia guardando perché quella che vediamo ogni giorno è un'altra: sacchetti abbandonati, cestini stradali utilizzati come contenitori per i rifiuti domestici e situazioni di degrado che continuano a ripresentarsi in diversi quartieri», denuncia Giuseppe Farris, CiviCa 2024. «Eppure la Regione trasferisce al Comune 3 milioni di euro all'anno per tre anni per la gestione dei rifiuti abbandonati, ma nel 2026 vengono utilizzati anche per servizi finalizzati a contenere il peso della Tari», aggiunge.

Il degrado

Una fotografia che fa arrabbiare soprattutto chi le regole le rispetta. Perché a pagare il prezzo dell’inciviltà di pochi sono la stragrande maggioranza dei cagliaritani. Non è soltanto un problema di degrado. Ma anche di igiene, di salute pubblica. Spesso, infatti, i sacchetti abbandonati vengono aperti dagli animali, il contenuto finisce dappertutto e il caldo fa il resto . A quel punto non basta più portare via i sacchetti: bisogna lavare strade e marciapiedi. «Gli incivili vanno individuati e sanzionati, certo, ma l’amministrazione non può continuare a usarli come alibi», afferma Roberto Mura, Alleanza Sardegna. «Questo sistema di raccolta e pulizia della città, costruito da questa amministrazione nove anni fa, ha mostrato da subito limiti evidenti: rifiuti abbandonati, strade sporche, controlli insufficienti e una città che non viene messa nelle condizioni di contrastare davvero i comportamenti incivili. La responsabilità politica è chiara: dopo nove anni di problemi, Zedda non corregge il modello, anzi lo ripropone sostanzialmente identico per altri nove», aggiunge. «La città continua a essere sporca», sottolinea Edoardo Tocco, Forza Italia. «Il servizio di igiene del suolo non sta dando i risultati attesi e dubito che il nuovo appalto», che entrerà a pieno regime nella primavera prossima, «possa risolvere il problema. Manca una pianificazione e c’è una totale incapacità di gestire il servizio. Spetta al Comune garantire il decoro urbano».

Il Comune

Che il problema esista, a Palazzo Bacaredda non lo nega nessuno. Ma Cagliari non è una città di incivili, anzi con gli ottimi risultati sulla differenziazione si dimostra molto virtuosa: è semmai una città che degli incivili è ostaggio. L’assessora all’Igiene del Suolo Luisa Giua Marassi non nasconde le criticità ma respinge le critiche al servizio e l’idea di una città abbandonata al degrado. «La maggior parte dei cittadini rispetta le regole e subisce i comportamenti di chi lascia i rifiuti per strada. Oggi facciamo tutto quello che possiamo, considerando che il servizio è ancora gestito in proroga con il vecchio appalto». A pesare in queste settimane è anche l’aumento delle presenze. «C’è molto turismo, anche dall'area metropolitana e Cagliari è molto più frequentata; capita che i visitatori non sappiano dove conferire i sacchetti perché non istruiti dai proprietari delle strutture o per pigrizia preferiscano abbandonare anziché usare le isole e i cestini». A questo si aggiunge il nodo dell’extralberghiero e di alcune attività commerciali, dove, sottolinea l’assessora, «nonostante la cooperazione coi rappresentanti del settore, esiste ancora irregolarità e scarsa collaborazione di alcuni che dovrebbero occuparsi del conferimento regolare: l'isola ecologica dedicata ha registrato pochissime adesioni», appena 100 su 1200 strutture.

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