Permessi negati e calvari senza fine. Beatrice, sassarese, ha 20 anni, vissuti tutti o quasi avendo per compagna di viaggio la malattia. “Una patologia neurologica”, racconta al telefono da Genova dove soggiorna per l’ennesimo ricovero. Parla durante un incontro promosso nei giorni scorsi dall’associazione “Franco Monagheddu” che dal 2021 combatte per assicurare il diritto alla salute a pazienti come la giovane, intrappolati non solo da un corpo che si ribella ma anche dalle logiche kafkiane della sanità. «Fin da piccola andavo all’ospedale Gaslini - spiega - poi, divenuta maggiorenne, avevo chiesto le cure per un altro, sempre a Genova». In questa routine si è inceppato però qualcosa, riferisce la presidente della “Monagheddu”, Francesca Dettori: «Ci sono purtroppo sempre più problemi con le aziende sanitarie». «L’autorizzazione per l’altro ospedale - continua Beatrice- mi hanno detto dall’Assl che è stata negata perché il permesso veniva da un medico non sardo». Ovvero da uno dei professionisti della struttura ligure che sta seguendo la ragazza da molti anni. «Era la prima volta che mi succedeva».
Le frizioni sono divenute una costante con le asl regionali tanto che sono diversi i contenziosi portati avanti in tribunale per far dare ai pazienti quel che spetta loro. «E finora li abbiamo vinti tutti», afferma l’avvocata Giacomina Sole, che li segue per conto dell’associazione. «Dopo quanto successo a Beatrice hanno scritto - conclude Dettori - che negano il permesso per altro motivo, senza dire quale. Ma è obbligatorio che venga specificato». Una storia che sembra raccontare come il paziente debba affrontare due nemici: la malattia e la burocrazia.
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