Tuvumannu.

In via Castelli piantato un albero per ricordare l’attivista Roberto Loddo  

La commozione degli amici presenti: «Metteva sempre gli altri davanti a sé» 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

Un albero per ricordare Roberto Loddo, giornalista e attivista cagliaritano, scomparso lo scorso settembre a 45 anni. Aveva dedicato tutta la sua vita alla difesa dei diritti umani e all’impegno per la comunità. È stato scelto un carrubo per le sue caratteristiche di resistenza, tenacia e longevità: è stato piantato nell’area di via Castelli durante l’iniziativa di Rebelterra che punta a trasformare uno spazio vuoto e di degrado in un giardino di piante aromatiche.

L’iniziativa

«Vogliamo ricordare Roberto nel modo che più ci piace», spiega Carola Farci, fondatrice dell’associazione Rebelterra, «ovvero cercando di migliorare lo spazio in cui siamo e un quartiere troppo marginalizzato che sicuramente lui avrebbe avuto a cuore». Oltre all’albero, i soci di Rebelterra e tutti i volontari che hanno partecipato all’iniziativa hanno pulito la zona e sistemato le piantine aromatiche donate dall’assessorato all’Ambiente. È stata scoperta anche una targa: «Perché le sue idee mettano radici, un albero per Roberto Loddo, amico e compagno di strada». All’iniziativa hanno partecipato anche diversi rappresentanti del consiglio comunale, tra cui Luisa Giua Marassi assessora all’ecologia urbana, ambiente e verde pubblico: «In quest’area c’è tanto da fare», ha detto al termine dell’evento, «speriamo che questo sia un primo passo di rinascita per il quartiere». Il riferimento è alla situazione di degrado che da tempo attraversa la zona di via Castelli a causa dei rifiuti abbandonati costantemente, nonostante le proteste dei residenti.

La memoria

In via Castelli ieri mattina erano presenti gli amici di Roberto Loddo. Tutti hanno tenuto a dare il proprio contributo alla posa del carrubo in suo onore: «Era una persona straordinaria, gli volevamo bene», dice commossa Angela Zanda, «ascoltava tutti, si faceva carico dei problemi degli altri».

«Per lui la dimensione sociale veniva molto prima di quella privata e collettiva, c’era sempre prima per gli altri che per se stesso», il pensiero di Michela Calledda, «la frase che meglio lo descrive è quella di Luigi Pintor, che lui amava tantissimo: non c’è in un’intera vita cosa più importante da fare che chinarsi perché un altro, cingendoti il collo, possa rialzarsi».

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?