L’eccentrica spavalderia di Guy Ritchie infiamma ancora una volta lo schermo con “In the Grey”: ritorno allo spy thriller del regista britannico che punta a soddisfare le esigenze degli appassionati con una summa di elementi consolidati in anni di carriera.
Specializzata nel rintracciare i debiti dietro cavilli legali e società fantasma, l’avvocata Rachel Wild indaga sul conto di Manny Salazar, un magnate accusato dell’appropriazione indebita di 1 miliardo di dollari. A supportarla nelle operazioni ci sono Sid e Bronco, due agenti esperti nelle tecniche d’intimidazione e nelle missioni speciali. L’obiettivo è rintracciare Salazar e costringerlo a restituire la somma, sfruttando ogni mezzo per congelargli i conti bancari e sequestrargli i beni privati. Ma il vecchio uomo d’affari, abile a muoversi ai limiti della legalità, si rivelerà difficile da piegare al primo tentativo.
Ormai ampiamente disinvolto nel genere, Ritchie sostiene la narrazione con dialoghi a effetto e marcate scelte estetiche, come le vistose scritte a schermo, utili a chiarire i passaggi più delicati e mantenere il ritmo incalzante. Non mancano una forte caratterizzazione dei personaggi e momenti dal sapore comico e irriverente, affiancati da una scrittura che convince nelle sezioni più tattiche, ma che scivola talvolta in alcuni stereotipi e in una generale sensazione di già visto. Jake Gyllenhaal e Henry Cavill aderiscono bene al tono complessivo. Un titolo consigliato ai fan storici di Richie che, senza voler stupire o reinventarsi, convincerà meno chi cerca una ventata di freschezza.
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