Il lutto.

In Italia le salme dei quattro militari 

Un C130 ha trasportato le vittime dell’elicottero caduto giovedì in Bosnia 

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L’ultimo volo dei sergenti dell'Esercito Simone Ruggia e Claudio Marchesi, e del sergente e del tenente del Corpo militare della Croce Rossa, Laura Procacci e Franco Adriano Zecchillo, è stato su un C-130 che ieri mattina li ha riportati in Italia. L’aereo con la salme dei quattro militari morti giovedì scorso nell'incidente dell'elicottero italiano precipitato in Bosnia durante un volo d’addestramento è atterrato sulla pista di Ciampino poco dopo le 12. Ad accogliere le quattro bare, avvolte nel Tricolore, i familiari e le più alte cariche dello Stato. A bordo pista il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la premier Giorgia Meloni, il ministro della Difesa, Guido Crosetto e il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Il dolore

Dopo gli onori militari e la benedizione religiosa ai feretri nel grande piazzale dello scalo, il capo dello Stato ha reso loro omaggio soffermandosi qualche istante in raccoglimento davanti ogni bara su cui ha poggiato la mano. Poi, prima della partenza dei carri funebri, il momento più doloroso con il saluto dei parenti. E questa mattina, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri di piazza della Repubblica, al centro di Roma, verranno celebrati i funerali solenni alla presenza delle alte cariche militari e civili. Previsti alle esequie il presidente Mattarella, la premier Meloni, i presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana. Intanto, già nel primo pomeriggio è stata aperta al pubblico la camera ardente di Ruggia, Marchesi e Zecchillo. Tanti i colleghi, gli amici e i parenti che si sono recati a rendere omaggio. «Era troppo buono, troppo esuberante, era semplicemente troppo», racconta la zia di Marchesi. Mentre un collega di Ruggia ricorda che si erano sentiti l'ultima volta una settimana fa, poco prima della sua partenza per la Bosnia: «Era entusiasta, molto», dice spiegando che si era sposato da poco. La salma di Laura Procacci, invece, da Ciampino è stata prima portata al Policlinico Tor Vergata per l'autopsia disposta dalla Procura di Roma e poi alla camera ardente del Celio. Lei, dopo l'incidente era stata portata ancora viva in un ospedale bosniaco dove è morta poco dopo. Sulle altre tre vittime è già stato effettuato un esame esterno dei corpi in Bosnia da cui è emerso che il decesso è legato a un violento schiacciamento.

L’inchiesta

Il pm di piazzale Clodio Francesco Saverio Musolino procede contro ignoti per disastro colposo, omicidio colposo e lesioni. Gli inquirenti capitolini hanno già ascoltato, tramite le forze dell'ordine inviate sul posto, i tre piloti e i sopravvissuti, ma non è escluso che appena le condizioni lo consentiranno verranno nuovamente sentiti. Tra loro il tenente colonnello medico Flavio Favari, terzo componente del team Medevac della Croce rossa e unico superstite della squadra sanitaria di cui facevano parte anche Zecchillo e Procacci. Al momento la pista più accreditata è quella dell’avaria del mezzo, ma ulteriori risposte arriveranno dalla consulenza tecnica.

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