Le associazioni di categoria chiedono un intervento immediato di Regione e Governo

In campagna è allarme rosso: «Costi aumentati a dismisura»  

«Balzello ingiusto, può incidere fino a 150 euro a ettaro» Si rischia l’effetto domino su tutti i settori produttivi  

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Non è una tassa sull’agricoltura, ma l’Ets (il dazio sull’inquinamento) influisce pesantemente sul comparto regionale che sta vivendo un periodo di grande difficoltà. A insularità, gasolio, costo dell’energia e dei trasporti alle stelle si somma il balzello che fa schizzare in alto i costi delle materie importate dalle aziende: fertilizzanti e sementi su tutto. Le associazioni di categoria lanciano l’allarme e chiedono l’intervento di Regione e Governo affinché facciano pressione su Bruxelles per ristabilire le giuste regole sulla concorrenza.

Comparto in difficoltà

Battista Cualbu, presidente della Coldiretti, non nasconde le difficoltà. «L’eurotassa per ridurre le emissioni di Co2 ha una rilevanza importante nel comparto agricolo. Negli ultimi 5 anni ha contribuito all’aumento dei costi del 50%». È possibile calcolare l’incidenza per ettaro? «Secondo i nostri calcoli questa tassa incide da 120 a 150 euro a ettaro a causa delle spese in aumento che dobbiamo sostenere per acquistare prodotti da oltre mare, su tutti i fertilizzanti». Cosa chiedete? «Pretendiamo da tutte le istituzioni, dalle Regione all’Unione europea, di essere trattati come gli altri cittadini. Vogliamo regole certe per essere competitivi con gli altri agricoltori della Ue. A parole tutti i politici sono d’accordo, ma sino a oggi nessuno ha preso decisioni sul tema. Questo ci penalizza, con l’aumento dei prezzi calano i consumi. E questo non possiamo permettercelo».

Effetto domino

«In Sardegna pesa costantemente la condizione di insularità oltre che l’atavico problema, mai risolto, della continuità territoriale per le merci», premette Alessandro Vacca, direttore regionale della Confederazione italiana agricoltori. «I costi di trasporto verso il continente hanno subito un rincaro che va dal 20% al 50%». Quanto pesa la tassa sui bilanci? «Anche quando l’agricoltura non è colpita in modo diretto dalle quote Ets, il meccanismo produce un effetto domino sui costi dei fattori produttivi. I rincari derivati dai mercati dell’energia (gas ed elettricità) e dei mezzi tecnici, come i fertilizzanti, che in confronto al 2021 hanno registrato rincari dal 40 fino al 100%, gravano sui bilanci aziendali, generando perdite stimate in decine di migliaia di euro per azienda». Cosa Chiedete? «Chiediamo che l’Unione europea preservi la stabilità economica della Pac, Politica agricola comune, ed eviti che le risorse per lo sviluppo rurale vengano tagliate o subordinate a obiettivi climatici irraggiungibili senza coperture finanziarie».

Crediti di carbonio

Per Giuseppe Patteri, presidente regionale della Confederazione produttori agricoli, non esiste altra soluzione che «sospendere immediatamente l’Ets, tassa che sta penalizzando il settore agricolo. Gli agricoltori, soprattutto in Sardegna, non possono sostenere ulteriori costi e vincoli che mettono a rischio il reddito delle aziende e il futuro dell’agricoltura». Per Patteri c’è una via di fuga. «È indispensabile fare chiarezza e sciogliere tutti i nodi normativi e operativi relativi ai crediti di carbonio in agricoltura (uno strumento economico che consente alle aziende di compensare le proprie emissioni finanziando progetti ambientali) , affinché – conclude – possano diventare una reale opportunità di reddito e valorizzazione del lavoro degli agricoltori».

Imprese in ostaggio

«Le sanzioni imposte alle compagnie di navigazione, per il mancato adeguamento alle riduzioni di emissione imposte dall’Ue, sono ricadute sulle produzioni agricole sarde, già appesantite dal gap dell’insularità», precisa il presidente di Confagricoltura Sardegna, Stefano Taras. «Solo negli ultimi mesi del 2026 abbiamo avuto un incremento medio dei costi che oscilla tra il 30 e il 50% a seconda dei comparti. Le imprese agricole sarde sono doppiamente ostaggio della crisi, perché gravate dagli aumenti in entrata delle merci e da quelli in uscita, per chi riesce a stare ancora sul mercato. Con questi costi rischiamo di cancellare il made in Italy e il nostro made in Sardinia».

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