Confapi.

Imprese, pesa la crisi di Hormuz 

Le prospettive per il secondo semestre frenate dalle incertezze geopolitiche 

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Le piccole e medie imprese industriali italiane resistono alle tensioni geopolitiche ma guardano con crescente preoccupazione al secondo semestre dell’anno. È quanto emerge dal nuovo rapporto congiunturale di Confapi, realizzato su un campione di 2.000 aziende associate, che fotografa aspettative, strategie e difficoltà del sistema produttivo di fronte alle sfide internazionali, macroeconomiche e tecnologiche. Tra i principali elementi emersi ci sono gli effetti finora contenuti dei dazi statunitensi, il forte timore per il perdurare delle difficoltà alla libera circolazione nello Stretto di Hormuz, la crescita degli investimenti programmati nell’intelligenza artificiale e le crescenti difficoltà nell’accesso al credito.

Crescente preoccupazione

«Dalla nostra indagine – spiega il presidente di Confapi, Cristian Camisa – emerge una crescente preoccupazione per una situazione che si protrae e si sta trasformando in un peggioramento nel secondo semestre, alimentando un clima di forte e persistente incertezza». Per le imprese, aggiunge, «non c’è fattore più penalizzante dell’incertezza», perché un quadro in continuo cambiamento porta a rimandare gli investimenti e a rivedere o rinviare le strategie sui mercati esteri.

Sul fronte geopolitico, le imprese sembrano avere assorbito con una certa resilienza l’impatto dei dazi americani. Per l’87,5% del campione le tariffe Usa hanno avuto effetti limitati sull’attività delle Pmi industriali, anche se restano criticità legate all’aumento dei costi lungo le catene di approvvigionamento. Le aziende stanno comunque adottando strategie per attenuare le conseguenze sul mercato statunitense.

Molto più forte è invece l’allarme per la crisi in Medio Oriente e, soprattutto, per le difficoltà legate allo Stretto di Hormuz. Per il 69,5% delle imprese la situazione è destinata ad avere effetti negativi sull’attività, con una riduzione della redditività, mentre per il 50% le conseguenze del blocco delle rotte sono già presenti. I problemi logistici e i rincari dell’energia vengono percepiti come una minaccia immediata e sistemica, capace di ripercuotersi su produzione, fatturato, ordini e utili.

Il sistema bancario

A pesare sulle prospettive di crescita è anche il rapporto col sistema bancario. Nel semestre appena trascorso meno della metà delle imprese, il 48,3%, ha effettuato investimenti, mentre il 51,7% non ha programmato piani pluriennali di crescita. Ancora più significativo il dato sul credito: il 66,5% delle Pmi industriali non ha presentato richieste agli istituti bancari per ottenere nuove risorse finanziarie, una quota aumentata del 7,8% rispetto al 2025. Secondo Confapi, una «rinuncia preventiva» a rivolgersi alle banche.

La spinta sull’innovazione

Un elemento positivo è la spinta sull’innovazione. Gli investimenti delle Pmi industriali nell’AI sono in crescita: l’8% delle aziende ha utilizzato questo strumento nell’ambito del Piano 5.0, mentre il 23,3% prevede specifici piani di investimento. La quota sale al 43,8% se si considerano esclusivamente gli investimenti immateriali. Le imprese considerano l’intelligenza artificiale soprattutto uno strumento per migliorare l’efficienza.

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